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Salvia
UTILIZZO A TAVOLA

Con le sue foglie vellutate e il profumo deciso, Salvia officinalis L. è una delle piante che più chiaramente incarnano l’idea di “sapienza vegetale”. Il nome stesso, dal latino salvare — guarire, preservare — ne rivela il ruolo storico: non rimedio marginale, ma presenza stabile nella medicina, nei rituali e nella vita quotidiana dell’uomo e, non a caso, ancora oggi risulta essere tra le piante medicinali più importanti.
Nelle culture antiche la salvia era percepita come pianta liminale, capace di mediare tra corpo e spirito. Per i Romani era un’erba sacra e per questo anche la sua raccolta era effettuata con procedimenti ben precisi: avveniva, infatti, seguendo un rituale rigoroso, effettuata rigorosamente a piedi nudi, con tunica bianca e senza strumenti di ferro, per non contaminarne la virtù. Plinio il Vecchio la descrive come rimedio contro febbri, disturbi nervosi, emorragie e infezioni, mentre Columella, importante scrittore e agronomo romano del I sec. d.C., ne raccomandava la coltivazione stabile negli orti domestici come presidio di salute familiare (1,2).
Di fatto, gli antichi romani le attribuivano virtù e sacralità, sfruttandone le proprietà antisettiche per la conservazione degli alimenti, ricoprendo carni e cibi grassi con le foglie per rallentarne il deterioramento.
Nel mondo degli antichi Greci, la salvia aveva un ruolo meno centrale rispetto ad altre erbe, ma rimase associata alla lucidità mentale e alla longevità, un legame che riemerge con forza nelle tradizioni successive. Gli autori arabi del X secolo arrivarono a considerarla una pianta capace di prolungare la vita, mentre la Scuola Medica Salernitana ne riassunse la reputazione in un celebre proverbio, che ne riduceva le pretese miracolose riconoscendone comunque la concreta utilità: “Cur moriatur homo cui salvia crescit in horto?” — perché dovrebbe morire un uomo che ha la salvia nel suo giardino? (3,4).
Nel Medioevo europeo divenne una pianta cardine della medicina monastica. Nei Capitulare de villiscarolingi, importante decreto di Carlo Magno, emanato tra la fine dell'VIII e l'inizio del IX secolo, che stabilisce le regole dettagliate per la gestione delle aziende agricole (le ville) imperiali, era elencata tra le specie indispensabili negli orti imperiali. Nei monasteri benedettini veniva impiegata contro debolezza generale, disturbi digestivi e problematiche femminili. Accanto all’uso medico, le veniva attribuita una funzione protettiva: rami di salvia appesi nelle case per tenere lontane malattie e influssi nocivi, oppure bruciati come incenso per purificare ambienti e persone.
A questa dimensione simbolica appartengono numerose leggende popolari. Una delle più diffuse racconta che, durante la fuga in Egitto, Maria e Giuseppe chiesero protezione a diverse piante: la rosa, la vite e il cardo rifiutarono, venendo punite; solo la salvia accolse e nascose il bambino Gesù. Per gratitudine, la Vergine le avrebbe donato il potere di guarire gli uomini e di rendere più saporite vivande e bevande.
Un’altra tradizione, di origine francese, è quella dell’“aceto dei quattro ladri”: durante l’epidemia di peste del 1630, quattro saccheggiatori avrebbero potuto muoversi tra i cadaveri senza ammalarsi perché si cospargevano il corpo con un macerato di salvia, rosmarino, timo e lavanda. Arrestati, avrebbero rivelato la ricetta in cambio della grazia. La leggenda riflette una conoscenza empirica reale, poi confluita in pratiche popolari di prevenzione.
Arrivando sulle nostre tavole, oltre al ruolo di conservante alimentare, la salvia ha avuto un ruolo fondamentale in cucina, tanto pratico quanto identitario, legato soprattutto alle sue proprietà aromatiche e digestive.
Nell’area mediterranea è diventata un’erba chiave della cucina contadina: in Italia accompagna tradizionalmente burro, carni bianche, frattaglie e paste ripiene, dove il suo aroma intenso bilancia grassi e amidi; nei Balcani e in Grecia entra in ripieni, arrosti e infusi digestivi consumati dopo i pasti. In Turchia è largamente impiegata come tisana quotidiana (adaçayı), bevanda domestica destinata a sostenere digestione e lucidità mentale. In Francia e in Spagna, soprattutto in ambito monastico e rurale, la salvia è stata utilizzata per aromatizzare formaggi, carni conservate e liquori. Questa diffusione globale non risponde a una moda, ma a una logica empirica: la salvia migliora la conservabilità degli alimenti, ne facilita la digestione e imprime un carattere netto, rendendola una delle poche piante capaci di unire gusto e benessere in modo coerente e duraturo (5-8).




Riferimenti bibliografici
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UTILIZZO IN TERAPIA


Ricapitolando quello che è stato l’uso tradizionale della salvia nell’antichità per scopi terapeutici: nell’antico Egitto essa veniva utilizzata per stimolare la fertilità; in Grecia, Dioscoride e Galeno la raccomandavano come cicatrizzante, per la salute della donna e come diuretico; nell’Impero romano, Plinio il Vecchio la descrive anche come anestetico locale, febbrifugo e antiemorragico e per il trattamento di infezioni e disturbi nervosi; nel Medioevo, l’uso della salvia si ampliò anche al trattamento di disturbi epatici ed epilessia (16,17).
La specie Salvia officinalis L. presenta due monografie all’interno della Farmacopea Europea XI ed. (Salviae officinalis folium e Salviae tinctura), titolate entrambe sul quantitativo di olio essenziale presente (per le foglie essiccate, > 12 mL/kg per la droga intera e > 10 mL/kg per la droga sminuzzata, per la tintura > 0,1% p/p) (18,19). L’EMA considera le foglie di salvia (Salviae officinalis folium) e prodotti derivati come prodotti medicinali vegetali per il sollievo da lievi disturbi dispeptici (ad es. reflusso e/o gonfiore), da sudorazione eccessiva, da infiammazioni a livello orale o della gola e da lievi infiammazioni cutanee. Nello specifico, indica:
- la sostanza vegetale sminuzzata come infuso vegetale per uso orale;
- la sostanza vegetale sminuzzata per la preparazione di infusi per uso oromucosale o cutaneo;
- preparazioni vegetali in forme di dosaggio liquide o solide per uso orale;
- preparazioni vegetali in forme di dosaggio liquide o semi-solide per uso cutaneo o oromucosale.
BOTANICA E FITOCHIMICA
Numerose fonti storiche, erbari e testi di medicina tradizionale testimoniano l’importanza di questa specie botanica, il cui nome deriva dal latino salus, etimologia che, come già accennato, fa riferimento alla proprietà di “salvare”. Salvia officinalis L. appartiene alla famiglia delle Labiatae chiamate anche Lamiaceae, di cui fanno parte moltissime altre erbe aromatiche quali melissa (Melissa officinalis L.), timo (Thymus vulgaris L.) e menta (Mentha piperita L.), per citarne alcune di interesse sia in ambito farmacognostico che culinario. La salvia è una pianta erbacea spontanea, originaria dei Balcani, ampiamente diffusa nella regione mediterranea e successivamente naturalizzata in altre aree geografiche quali Europa e Nord America (9,10).
Dal punto di vista botanico, il fusto può raggiungere i 60 cm in altezza ed è pubescente, ovvero ricoperto da una peluria, presente anche a livello dei rami quadrangolari e delle foglie.
Le foglie sono opposte, picciolate e rugose e presentano un margine seghettato. La pagina superiore è di colore verde-grigio, mentre quella inferiore non si presenta verde, bensì bianca e lanuginosa. Il periodo di fioritura è da marzo a luglio, in relazione alle condizioni climatiche. I fiori, di colore blu-violetto, formano delle spighe spurie e formate da 5 a 10 fiori per ogni verticillastro (falso verticillo, una sorta di infiorescenza tipica delle Labiatae).
Il frutto è rappresentato da un tetrachenio di forma ovale, al cui interno sono presenti quattro piccoli semi. L’achenio, a differenza delle bacche, non presenta un abbondante pericarpo, bensì è un frutto secco indeiscente (11).
La ricchezza di principi attivi contenuti in Salvia officinalis è la chiave di volta dei numerosi utilizzi in ambito terapeutico, cosmetico e alimentare. Si annovera la presenza delle suddette specie fitochimiche (9,12-14).
La componentistica di maggior interesse è senza dubbio da ricercarsi nell’olio essenziale ricavato dalla parte aerea della salvia. Il contenuto qualitativo e quantitativo è fortemente dipendente dalle condizioni di coltivazione, incluse le condizioni climatiche, il tempo balsamico (ovvero di raccolta) e la variabilità genetica; l’importanza della titolazione e di una corretta standardizzazione rappresentano una conditio sine qua non in ambito farmacologico. Tra i principali costituenti dell’olio essenziale ritroviamo molecole come borneolo, canfora, cariofillene, cineolo, pinene, tujone (con preponderanza dell’isomero α rispetto al β) e umulene (9,15).



NUTRA
La salvia, con il suo caratteristico aroma balsamico, è una tra le più apprezzate piante aromatiche in Italia ed Europa.
Generalmente, infatti, non è consumata come tale in grandi quantità, vista anche la consistenza coriacea e il forte sapore delle foglie, ragion per cui il suo valore nutrizionale è trascurabile. Degni di nota, comunque, sono i contenuti di calcio (600 mg/100 g), potassio (390 mg/100 g) e vitamina A (215 μg/100 g) (44). Non trascurabile, però, è il valore nutraceutico di questa pianta, che tradizionalmente veniva impiegata sottoforma di infusi e decotti per favorire la digestione e la salute delle vie respiratorie, grazie ai suoi principi amari e aromatici (45).
Ad oggi, merito della ricerca scientifica, l’impiego della salvia si è allargato, abbracciando interessanti attività, in particolare correlate alla salute epatica e cardiometabolica. Le proprietà epatoprotettive di estratti di S. officinalis L. sono comprovate da numerosi lavori scientifici, che hanno verificato la sua attività in presenza di diversi stimoli stressogeni.
Inoltre, l’estratto di salvia ha determinato un significativo abbassamento delle citochine proinfiammatorie e un miglioramento complessivo dell’istologia epatica (46).
In diversi studi è stato valutato l’effetto di preparazioni tradizionali a base acquosa come infusi e decotti. Un infuso di salvia ha esercitato attività epatoprotettiva in topi stressati con solfato di rame, annullando il danno ossidativo-infiammatorio tramite normalizzazione delle citochine e degli enzimi epatici (47). Effetto analogo è stato riscontrato per un decotto di salvia, che è risultato efficace nel proteggere dalla perossidazione lipidica e in grado di aumentare l’attività degli enzimi antiossidanti, migliorando così le condizioni di ratti con danni epato-nefrologici (48).
L’altro principale utilizzo nutraceutico della salvia riguarda, invece, i disturbi cardiometabolici, quali sindrome metabolica e diabete. Sia studi su animali che umani hanno dimostrato l’effetto positivo di estratti di questa pianta su tali condizioni, andando ad esplicare sia un’attività ipoglicemizzante che ipolipemizzante.
In ratti con diabete indotto da streptozotocina, il trattamento sia con estratto etanolico che acquoso di salvia ha determinato un miglioramento dei quadri glicemico e lipidico, con una significativa diminuzione della glicemia a digiuno, dei trigliceridi e del colesterolo-LDL (colesterolo “cattivo”) (49).
Per quanto riguarda gli studi clinici, è stata di recente pubblicata una piccola metanalisi, comprendente tre trial che hanno valutato gli effetti della salvia sul profilo glicemico e lipidico in pazienti diabetici. Dall’analisi dei dati è emersa una significativa riduzione del glucosio plasmatico a digiuno, dell’emoglobina glicata e delle LDL a seguito del trattamento (50).
In commercio non sono ad oggi presenti formulazioni ideate per disturbi epatici e cardiometabolici, ma si ritrovano tinture madri pensate per i disturbi femminili. Altrimenti, le preparazioni tradizionali, infuso e decotto, sono alla portata di tutti.
Ad esempio, un estratto etanolico di salvia è risultato efficace nel mitigare gli effetti dannosi a livello epatico del cisplatino, un potente chemioterapico. L’effetto è attribuito all’attività antiossidante e antinfiammatoria dei composti fenolici identificati, quali flavonoidi e acidi fenolici. In particolare, la somministrazione dell’estratto ha determinato, nei ratti, una marcata attenuazione dei livelli sierici di enzimi epatici, quali alanina- e aspartato-aminostransferasi e di lattato deidrogenasi, nonché di malondialdeide e ossido nitrico.


Dall’orto monastico alla cucina popolare, dal rituale alla farmacia naturale, Salvia officinalis non ha mai cercato l’effetto spettacolare ma ha fatto qualcosa di più raro: ha funzionato, senza promettere miracoli, ma offrendo continuità, protezione e chiarezza — come una forma di saggezza che non alza la voce e, per questo, grazie al lavoro della comunità scientifica, ha trovato il suo ruolo da protagonista nel settore nutraceutico (NUTRA) e nel settore cosmetico (BEAUTY).
BEAUTY

La salvia è un’ottima alleata per il benessere della pelle, contribuendo alla sua salute grazie a innumerevoli proprietà quali:
- antiossidante;
- antinfiammatoria;
- antibatterica;
- protezione da raggi UV;
- antirughe;
- deodorante.
La capacità antiossidante degli estratti di S. officinalis è supportata dalla presenza di numerose molecole quali flavonoidi, acido rosmarinico e carnosolo. Quest’ultimo è un particolare diterpene fenolico antiossidante che si ritrova in salvia ed altre Lamiacee in notevole quantità (fino al 7% nella salvia secca). Essendo una molecola poco solubile in acqua, un recentissimo studio ha proposto varie formulazioni per ottimizzare l’applicazione topica di un estratto di salvia ricco in carnosolo, utilizzando un innovativo sistema di nano/micro-emulsioni. Tale meccanismo ha permesso di aumentare il rilascio di carnosolo, mantenendo l’attività antiossidante e antinfiammatoria del composto su cellule epiteliali (51).
Un altro componente tipico della salvia è il diterpenoide sclareolo, una molecola impiegata dall’industria profumiera per ricavare essenze, ma che vanta anche un effetto antietà. Questo grazie a molteplici meccanismi: lo sclareolo, infatti, previene sia la morte cellulare causata da UVB che le modificazioni della matrice extracellulare indotte dagli stessi. Nel complesso, si ottiene un effetto protettivo e antirughe, verificato anche in volontari umani (52).
Infine, una proprietà altamente desiderabile: l’effetto deodorante. In questo senso, la salvia risulta perfetta, visti sia l’odore gradevole che l’attività antimicrobica necessaria per neutralizzare i batteri ascellari, responsabili del cattivo odore. In un piccolo studio clinico, varie frazioni di un estratto metanolico di salvia sono state testate per l’effetto antimicrobico verso la flora batterica ascellare. La frazione in diclorometano, risultata più efficace, è stata successivamente utilizzata a varie dosi per trattare i volontari. Rispetto ai soggetti di controllo, quelli che avevano utilizzato il deodorante alla salvia hanno sperimentato una riduzione del cattivo odore ascellare, dimostrando così l’efficacia di questa pianta (53).
In commercio, per la cura del viso e del corpo, si trovano numerosi prodotti a base di estratti ed olio essenziale di salvia, come:
- creme, lozioni, e sieri viso (54)
- deodorante (55).
LO SAPEVI CHE...
- In antichità le foglie di salvia venivano utilizzate al posto dello spazzolino, strofinandole sui denti: è perfetta, infatti, per contrastare l’alitosi e assicurare una perfetta igiene orale prendendosi cura di denti e gengive, che mantiene sane nel tempo(56).
- Nel corso del XVII secolo, un cesto di foglie di salvia era merce di scambio preziosa, che veniva addirittura scambiata dai mercanti olandesi con quelli cinesi per tre cesti di tè (57).
spazio
Ciascuna preparazione ha posologia, durata d’uso e metodo di somministrazione ben definiti (20).
Attualmente, la Commissione sui Prodotti Medicinali Vegetali (HMPC) non ha adottato una monografia vegetale dell’Unione Europea sull’olio essenziale di salvia (Salviae officinalis aetheroleum). Esso, però, si ritrova, insieme alle foglie, nell’Allegato 1 del Decreto Ministeriale 10 agosto 2018, relativo agli integratori alimentari, nel quale il Ministero indica il loro uso per le loro funzioni digestiva e carminativa (eliminazione dei gas intestinali), per l’azione contro i disturbi della menopausa, per la regolarizzazione del processo di sudorazione, per l’effetto benefico su naso e gola e come antiossidanti e tonici (stanchezza fisica e mentale) (21).
La salvia ha mostrato in molti studi una potente azione antiossidante e antiradicalica, paragonabile anche all’antiossidante per eccellenza, la vitamina E (la cui forma biologicamente attiva è l’α-tocoferolo). Gli effetti sono stati studiati prevalentemente a livello epatico, come discusso ampiamente nella successiva sezione NUTRA (9).
Diversi studi farmacologici hanno evidenziato gli effetti anti-infiammatori e anti-nocicettivi (antidolorifici) della salvia, associati, molto probabilmente, ai flavonoidi e ai terpeni presenti negli estratti analizzati. Essa si è mostrata utile, ad esempio, ad alleviare il dolore neuropatico nella neuropatia periferica indotta da chemioterapici (22). Una frazione flavonoidica estratta dalla salvia ha ridotto l’infiammazione in particolari modelli applicati su topi ed indotto un effetto analgesico dose-dipendente (23). Molti studi si sono concentrati su singole componentistiche presenti anche negli estratti di salvia, dimostrando come l’acido rosmarinico e i terpeni acido ursolico, manoolo e carnosolo abbiano importanti azioni antinfiammatorie, connesse anche all’effetto anti-nocicettivo (24-26).
Sia l’olio essenziale che estratti etanolici di S. officinalis hanno mostrato forte attività batteriostatica e battericida sia su batteri Gram-positivi (ad es. Bacillus cereus, Enterococcus faecalis, Listeria monocytogenes, Staphylococcus epidermidis) che Gram-negativi (azione osservata principalmente con l’olio essenziale; ad es. Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Salmonella spp.), attribuibili all’azione di terpeni e terpenoidi (in primis canfora, tujone e 1,8-cineolo) (27-30). Sono state riportate anche azioni antifungine contro diverse specie del genere Candida e antivirali, sempre mediate dal pool terpenoidico (31,32).
Di interesse sono anche le ricerche sugli effetti sulle funzionalità mnemoniche e cognitive della salvia, che hanno incluso anche studi clinici di rilievo. Tra questi, si ricordano un trial su pazienti affetti da Alzheimer (somministrazione di estratto alcolico per 16 settimane), che ha portato al miglioramento delle funzioni cognitive dei pazienti (33), e trial su classi di pazienti sani:
- pazienti giovani (singola dose di foglie essiccate incapsulate), miglioramento dell’umore e delle funzioni cognitive (34);
- pazienti adulti (olio essenziale per inalazione), miglioramento della memoria prospettica e delle capacità cognitive (35,36);
- pazienti anziani (singola somministrazione di estratto etanolico), miglioramento della memoria e dell’attenzione (37).
L’azione della salvia è stata ampiamente studiata anche per i disturbi femminili, sia per le sindromi premestruali che nella post-menopausa. Diverse attività di S. officinalis concorrono ad alleviare la sintomatologia di queste condizioni. L’azione antispasmodica (spesso associata anche a quella antidiarroica, che giustificano l’uso della salvia nei disturbi gastrointestinali (38,39), il confermato effetto estrogenico (40,41) e la già citata attività a livello cognitivo possono migliorare alcuni dei sintomi classici della sindrome premestruale (crampi, instabilità del ciclo, irritabilità, confusione). Anche un recente trial clinico ha confermato la capacità della salvia di ridurre la gravità di molti sintomi fisici e psicologici della sindrome premestruale (42). Per i sintomi della post-menopausa, l’azione estrogenica può favorire, tra l’altro, la riduzione della sudorazione eccessiva, quella cognitiva favorisce il benessere e riduce la confusione mentale e, ad esse, si aggiunge la capacità della salvia di ridurre anche la frequenza delle cosiddette “vampate di calore” (43).
Non di minore importanza sono tutti gli effetti metabolici che la salvia ha dimostrato di possedere in molti studi, tra cui si ricordano le azioni ipoglicemizzante e ipolipemizzante sia in condizioni normali che diabetiche (9). Queste verranno approfondite nella seguente sezione NUTRA.
La Commissione E tedesca raccomanda di evitare l’utilizzo del suddetto olio essenziale in caso di gravidanza, data la possibilità di aborto associata alla presenza di tujone. Tale composto è ritenuto inoltre responsabile di crisi convulsive a seguito dell’uso prolungato dell’olio essenziale o di estratti alcolici. Così come molti oli essenziali, può causare irritazioni cutanee, pertanto è sconsigliato il suo uso in aromaterapia. In commercio sono disponibili estratti secchi standardizzati, il cui titolo è riportato in acido rosmarinico, il quale non deve essere inferiore al 9,9% (15).
Studi recenti si sono focalizzati sulla possibilità di includere l’olio essenziale di salvia in ciclodestrine, in modo da riuscire a sfruttare le ben note capacità antiossidanti e antimicrobiche di tale pianta in ambito alimentare, per la conservazione di carne e altri cibi (13).
Salvia officinalis L.
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