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NUTRA HORIZONS

Nutrienti, alimenti e diete tra scienza e comunicazione
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Al 3° Convegno SINU Giovani il confronto su macronutrienti, modelli alimentari e divulgazione scientifica nell’era dell’informazione rapida.
Parlare di nutrizione oggi significa muoversi in un ambito in continua e rapida evoluzione, in cui ricerca scientifica, pratica...
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Parlare di nutrizione oggi significa muoversi in un ambito in continua e rapida evoluzione, in cui ricerca scientifica, pratica clinica e comunicazione verso il grande pubblico si intrecciano strettamente. Comprendere e comunicare correttamente nutrienti, alimenti e modelli dietetici rappresenta una sfida cruciale, soprattutto in un contesto dominato da semplificazioni, mode alimentari e informazioni spesso parziali o fuorvianti. Non è un caso che, secondo recenti indagini europee, oltre il 60% dei cittadini dichiari di ricevere informazioni nutrizionali principalmente dai social media, dove la qualità delle fonti è estremamente variabile.
È a partire da questa consapevolezza che si è svolto presso il Complesso Didattico di Scampia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” il 3° Convegno SINU Giovani, promosso dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) e dedicato al tema “Nutrienti, alimenti e diete tra scienza e comunicazione”.
L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di riflessione su come la comunicazione sui nutrienti, dai carboidrati ai grassi, fino alle proteine, influenzi profondamente i comportamenti alimentari, spesso più delle evidenze scientifiche stesse.
Nel corso del convegno è emerso come la crescente diffusione di diete restrittive e messaggi polarizzati abbia contribuito alla costruzione di numerosi falsi miti alimentari. Primo tra tutti la demonizzazione dei carboidrati, nonostante rappresentino il principale substrato energetico (45-60% dell’apporto calorico totale) raccomandato dalle linee guida nazionali ed internazionali sulla base delle migliori evidenze scientifiche disponibili. E poi l’attuale enfasi sul consumo proteico, che in alcuni gruppi di popolazione già supera le quantità consigliate, e rimane al centro di una narrazione che mescola reali bisogni dell’organismo e mode alimentari. Questi ed altri sono esempi emblematici di un approccio riduzionistico, focalizzato su singoli nutrienti e non sulla qualità degli alimenti e sul modello alimentare complessivo. Gli esperti hanno ribadito come la capacità della dieta di contribuire alla salute umana dipenda dall’equilibrio, dalla varietà e dalla sostenibilità delle scelte nel lungo periodo, in linea con modelli alimentari consolidati come la Dieta Mediterranea.
Tradurre le raccomandazioni nutrizionali in comportamenti concreti, tuttavia, non è semplice. I dati mostrano che in Italia solo circa il 10% della popolazione adulta aderisce pienamente alle indicazioni nutrizionali nazionali, mentre sovrappeso e obesità interessano oltre il 45% degli adulti e quasi un bambino su tre. Il passaggio dalla teoria alla pratica risulta complesso anche a causa di fattori sociali, culturali ed economici, oltre che di un ambiente comunicativo spesso poco favorevole. In questo senso, è emersa con forza la necessità di strategie nutrizionali personalizzate, capaci di adattarsi alle diverse fasi della vita e ai differenti livelli di attività fisica, superando approcci standardizzati e soluzioni “uguali per tutti”. Attenzione è stata dedicata anche all’alimentazione dello sportivo, evidenziando come le esigenze nutrizionali varino in funzione del tipo di disciplina, dell’intensità dell’allenamento e degli obiettivi individuali, ribadendo l’importanza di un apporto energetico e nutrizionale adeguato, in grado di sostenere la performance e la salute nel lungo periodo. In questo contesto risulta fondamentale accompagnare la popolazione sportiva verso scelte alimentari efficaci e sostenibili nel tempo.
Un ruolo sempre più centrale è giocato dalla comunicazione della nutrizione. Nell’era dei social media, dove contenuti sensazionalistici possono raggiungere milioni di persone in poche ore, il convegno ha sottolineato l’urgenza di una comunicazione scientifica più responsabile, capace di semplificare senza banalizzare e di costruire un rapporto di fiducia con il pubblico. Una comunicazione imprecisa o allarmistica può infatti generare confusione, aspettative irrealistiche e comportamenti alimentari estremi o poco sostenibili, con potenziali ripercussioni sulla salute.
Le fasce di popolazione più a rischio sono sicuramente i giovanissimi, esposti ad una mole di informazioni contrastanti, che non sono in grado di interpretare in maniera critica, funzionale e prudente. Qui entra in gioco la necessità di riuscire ad arrivare alle famiglie, per far crescere bambini, ragazzi e adolescenti in un ambiente che promuova stili di vita adeguati e, allo stesso tempo, un approccio al cibo e un linguaggio nei confronti del corpo che siano sicuri.
Il convegno ha, quindi, messo in evidenza come la nutrizione non sia solo una questione di nutrienti, ma anche di contesto, linguaggio e responsabilità comunicativa. Superare le semplificazioni e riportare il dibattito su basi scientifiche solide rappresenta oggi una delle sfide principali per migliorare la salute della popolazione e contrastare la disinformazione in tema di alimentazione.
Il comitato organizzatore e scientifico che ha lavorato all’evento è stato composto dai giovani SINU Donato Angelino, Università degli Studi di Teramo, Margherita Dall’Asta, Università Cattolica del Sacro Cuore, Monica Dinu, Università degli Studi di Firenze, Annalisa Giosuè, Università di Napoli “Federico II”, Monica Guglielmetti, Università degli Studi di Pavia, Alice Rosi, Università degli Studi di Parma e Daniela Martini, Università degli Studi di Milano.
Svoltosi con grande successo di pubblico, a conferma del forte interesse verso questi temi, presso il Complesso Didattico di Scampia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e aperto con i saluti della Presidente SINU, Prof.ssa Anna Tagliabue, il convegno ha offerto spunti di riflessione e prospettive future, anticipando alcuni dei temi che saranno approfonditi anche in occasione del 46° Congresso Nazionale SINU, in programma a Bergamo dal 27 al 29 maggio 2026.



Bologna, 23 febbraio 2026 – Il biologico come motore di competitività dell'agroalimentare italiano: è la sfida lanciata da Rivoluzione Bio, gli stati generali del settore, che ha riunito istituzioni, organizzazioni, produttori ed esperti in un confronto...
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SANA Food- Rivoluzione Bio 2026
FederBio: servono semplificazione e politiche più incisive per sostenere le piccole e medie aziende agricole bio
FederBio: servono semplificazione e politiche più incisive per sostenere le piccole e medie aziende agricole bio
Bologna, 23 febbraio 2026 – Il biologico come motore di competitività dell'agroalimentare italiano: è la sfida lanciata da Rivoluzione Bio, gli stati generali del settore, che ha riunito istituzioni, organizzazioni, produttori ed esperti in un confronto aperto sullo stato del settore chiamato ad affrontare sfide sempre più complesse e connesse. Il quadro è positivo, ma il messaggio è unanime: sono necessarie politiche mirate per affrontare le criticità che emergono in una fase di profondo cambiamento strutturale del settore e dell’intero comparto agricolo.
FederBio rimarca come l’Italia sia sempre più bio, con 2,5 milioni di ettari coltivati e una quota di SAU biologica che supera il 20%, circa il doppio della media europea.
I dati dell'Osservatorio SANA, elaborati da Nomisma, confermano la fotografia di un settore in piena espansione: nel 2025 le vendite in Italia di prodotti bio hanno raggiunto i 6,9 miliardi di euro, trainate da consumi interni che si attestano a 5,5 miliardi e segnano un incremento del 6,2%, un ritmo che supera quello dell'intero comparto alimentare. Sul fronte internazionale, l'export si avvicina alla soglia dei 3,9 miliardi, confermando la forza del Made in Italy biologico anche oltre confine.
In aumento anche il consumo di biologico nel “fuori casa” che, secondo i dati dell’Osservatorio SANA, ha raggiunto quota 1,35 miliardi di euro, con un’incidenza del 20% sul mercato bio. Un canale strategico perché capace di intercettare nuovi consumatori e avvicinarli a un’alimentazione etica e responsabile.
FederBio sottolinea come una svolta importante per il biologico nazionale arriverà dall'introduzione del Marchio del biologico italiano, una certificazione volontaria che unisce la sostenibilità del biologico alla valorizzazione della
biodiversità dei prodotti tradizionali del territorio. Un binomio strategico che rafforza fiducia, tracciabilità e riconoscibilità del bio Made in Italy, sostenendo i produttori italiani e la competitività dell'intera filiera all'insegna di qualità, trasparenza e responsabilità.
“Le superfici in espansione e i consumi in crescita mostrano un comparto in salute - sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio –. Tuttavia c’è un dato che impone una riflessione: per la prima volta i consumi corrono più veloci della produzione. Un segnale da monitorare perché lo sviluppo del mercato possa generare valore per i nostri produttori e non tradursi in un incremento delle importazioni. La frenata sul Green Deal non deve assolutamente rallentare le politiche a sostegno del bio, considerando che imprese e i cittadini dimostrano già un significativo orientamento verso questo modello agroecologico.
Tra gli obiettivi prioritari è fondamentale la semplificazione amministrativa, soprattutto per le piccole e medie aziende agricole che non dispongono di figure dedicate per gestire adempimenti così complessi. Eppure, sono proprio queste realtà, motori di sostenibilità e biodiversità, a dare valore all'intero sistema agroalimentare italiano.
Inoltre, occorrono investimenti concreti in ricerca, innovazione e formazione per supportare la conversione al biologico.
Bisogna poi fare sistema a livello territoriale attraverso i distretti bio e consolidare le filiere etiche per favorire un’equa distribuzione del valore e garantire il giusto compenso per gli agricoltori. In questa direzione, fiscalità ambientale e credito d’imposta per i costi di certificazione possono essere strumenti utili.
Infine, molto importante la promozione del Marchio del biologico italiano attraverso campagne di comunicazione che trasferiscano in modo chiaro ai cittadini i valori etici del biologico, sensibilizzandoli a un modello di consumo sostenibile”.


4° Simposio Sifnut a Milano
Si terrà a Milano (Hilton Garden Inn Milan North) il 25 ottobre prossimo il 4° Simposio Sifnut (Società italiana formulatori in nutraceutica).
Tre i capisaldi per lo sviluppo di un prodotto di qualità che verranno affrontati dalle diverse relazioni in programma...
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4° Simposio Sifnut a Milano
Si terrà a Milano (Hilton Garden Inn Milan North) il 25 ottobre prossimo il 4° Simposio Sifnut (Società italiana formulatori in nutraceutica).
Tre i capisaldi per lo sviluppo di un prodotto di qualità che verranno affrontati dalle diverse relazioni in programma:
1) Farmacologia - Lo studio dei meccanismi farmacodinamici alla base dell’azione dei nutraceutici rappresenta una conditio sine qua non per una corretta formulazione. Infatti, attraverso gli studi farmacodinamici è possibile non solo individuare attivi funzionali e relativi pathways d’azione, ma anche evidenziare eventuali criticità in termini di interazioni, assorbimento, e biodisponibilità, ponendo le basi su cui costruire una corretta tecnologia di delivery.
2) Tecnologia - L’efficacia di un qualsiasi attivo non dipende esclusivamente dalla scelta del nutraceutico o dal dosaggio utilizzato, ma anche da una sua corretta formulazione biofarmaceutica. Forme a rilascio modificato sito/tempo/velocità specifiche possono essere utilizzate per sopperire alle problematiche di scarsa efficacia che spesso si riscontrano con le forme convenzionali nel trattamento o come adiuvanti al tratta-mento di specifiche patologie. Nuove tecnologie formulative associate allo sviluppo di specifiche tecnologie di delivery rappresentano un settore di ricerca chiave per migliorare non solo l’efficacia terapeutica, ma anche la stabilità, l’organolettica ed in generale la performance globale del formulato.
3) Testing - Le idee formulative e le tecnologie implementate dovrebbero essere validate da studi che ne avvallino la reale efficacia. A tal proposito indagini preliminari in vitro o sugli animali se correttamente concepite costituiscono il primo step verso la conferma dell’efficacia del nutraceutico. I più recenti modelli in vitro disponibili permettono infatti di stimare in maniera accurata i potenziali effetti del prodotto in vivo, offrendo risultati preliminari su cui costruire una sperimentazione clinica realmente utile e scientificamente attendibile. La sperimentazione clinica infine rappresenta l’ultimo step di ricerca dell’efficacia e della sicurezza del prodotto che completa il processo di ricerca e sviluppo ideale del formulato.


