KEYWORDS
Diverticolosi
Diverticolite
Fibre alimentari
Dieta occidentale
Microbiota
Linee guida
DIETA E DIVERTICOLOSI: EVIDENZE CLINICHE PER LA PREVENZIONE

PREVALENZA E IMPATTO CLINICO-SANITARIO
La diverticolosi colica rappresenta una delle condizioni più comuni del tratto gastrointestinale nelle popolazioni industrializzate ed è strettamente associata all’età. L’impatto sul sistema sanitario non è trascurabile: la forma complicata, la diverticolite, contribuisce in modo significativo a ricoveri, accessi in urgenza e costi assistenziali diretti e indiretti, con trend in crescita, documentato in valutazioni epidemiologiche su larga scala (1).
Dal punto di vista anatomico, la patologia risulta caratterizzata dalla presenza di diverticoli, estroflessioni della mucosa e sottomucosa che protrudono attraverso punti di minore resistenza della parete intestinale. La distribuzione non è uniforme: il colon sinistro, e soprattutto il sigma, rappresentano la sede prevalentemente interessata (Figura 1). Sebbene molti pazienti rimangano asintomatici, una quota evolve verso malattia diverticolare sintomatica: taluni giungono verso quadri di diverticolite, con rischio di recidiva e possibili complicanze infettive o stenotiche. La letteratura più autorevole concorda nel considerare dieta e stile di vita come elementi in grado di modulare, almeno in parte, la storia naturale della malattia (2).

Figura 1. Localizzazione tipica e morfologia dei diverticoli.
Il sigma presenta caratteristiche anatomo-funzionali che giustificano la sua vulnerabilità: il calibro ridotto e la marcata attività segmentaria determinano pressioni intraluminali più elevate rispetto ai tratti prossimali del colon. In condizioni di transito rallentato, la maggiore permanenza del contenuto fecale nel colon distale favorisce disidratazione e compattamento delle feci, con incremento dello sforzo evacuativo e aumento della pressione endoluminale.
Queste condizioni predispongono alla protrusione mucosale nei punti di debolezza della parete colica, tipicamente in corrispondenza dei vasi penetranti.
In tale cornice si inserisce la classica interpretazione di Painter e Burkitt, che ha proposto la diverticolosi come espressione di una dieta occidentale povera di fibre, associata a riduzione del volume fecale e aumento della pressione colica (Figura 2) (3).
Pur risalente nel tempo, questo modello mantiene una rilevante coerenza fisiopatologica e fornisce un razionale solido per l’intervento nutrizionale.
SIGMA, PRESSIONE E FATTORI FUNZIONALI

Figura 2. Fisiopatologia della formazione dei diverticoli.
ANTONELLA CAVAZZA 1,2
MARCO FONTANAROSA2
MARGHERITA LANZI2
1. MEMBRO DEL COMITATO SCIENTIFICO
di NUTRA HORIZONS ITALIA
2. Università degli Studi di Parma
ORESTE GUERRINI
Medico Chirurgo - Medico di Medicina Generale e Odontoiatra, Specializzando in Medicina Legale, Università Politecnica delle Marche | Italia

Bio...

Oreste Guerrini
Medico Chirurgo, Medico di Medicina Generale e Odontoiatra, attualmente in Formazione Specialistica in Medicina Legale presso l’Università Politecnica delle Marche, A.O.U. delle Marche di Ancona. Svolge attività clinica in assistenza primaria e consulenza medico-legale. Relatore e docente in ambito medico-scientifico, con interesse per nutrizione clinica e prevenzione. Autore di contributi peer reviewed e relatore in congressi nazionali.
L’apporto di fibre alimentari rappresenta il determinante nutrizionale con maggiore consistenza di evidenza nella prevenzione delle complicanze. Le fibre aumentano il volume fecale e migliorano la consistenza delle feci, favorendo un transito più regolare e riducendo la pressione intraluminale, con un effetto particolarmente rilevante nel colon distale.
Accanto all’effetto meccanico, è opportuno considerare l’interazione con il microbiota intestinale. La quota fermentescibile delle fibre viene metabolizzata con produzione di short-chain fatty acids (SCFA), tra cui il butirrato, metabolita associato al mantenimento dell’integrità epiteliale e a una modulazione dell’infiammazione mucosale (Figura 3). Una metanalisi di studi prospettici ha evidenziato una significativa associazione inversa tra intake di fibre e rischio di malattia diverticolare, con indicazione di un possibile effetto dose-dipendente (4).
FIBRE ALIMENTARI E RUOLO PROTETTIVO

Figura 3. Schema concettuale del possibile ruolo delle fibre nella prevenzione delle complicanze diverticolari attraverso modulazione del microbiota e produzione di short-chain fatty acids (SCFA), con effetti sulla barriera mucosale e sull’omeostasi infiammatoria.
Coorti di grandi dimensioni hanno inoltre documentato che le fibre derivanti da frutta e cereali integrali si associano a riduzione dell’incidenza di diverticolite e del rischio di ospedalizzazione, rafforzando l’importanza di un approccio alimentare basato su fonti naturali e non esclusivamente su supplementazione (5). È rilevante osservare che già studi prospettici più datati avevano segnalato tale associazione, successivamente confermata e quantificata da analisi moderne (6). Dal punto di vista pratico, la strategia più efficace rimane un incremento progressivo delle fibre, calibrato sulla tolleranza individuale.
Parallelamente al ruolo protettivo delle fibre, le evidenze epidemiologiche indicano che un pattern alimentare occidentale è associato a maggiore rischio di complicanze. Questo modello dietetico è caratterizzato da elevata densità calorica, consumo frequente di alimenti ultra-processati, grassi saturi e zuccheri raffinati, con quota ridotta di alimenti vegetali non trasformati.
In tale contesto, la carne rossa emerge come fattore di rischio significativo. In una coorte prospettica su larga scala, un consumo elevato di carne rossa è stato associato a incremento del rischio di diverticolite, con relazione positiva tra frequenza settimanale e incidenza dell’evento acuto (7). Tale associazione è plausibilmente mediata da un insieme di fattori: composizione lipidica, prodotti di cottura, modificazioni del microbiota e produzione di metaboliti pro-infiammatori.
Ulteriori evidenze derivanti dal progetto EPIC suggeriscono che regimi vegetariani o comunque ricchi di alimenti vegetali si associano a un rischio inferiore di malattia diverticolare, supportando l’importanza del pattern dietetico globale più che del singolo alimento (8). In termini operativi, un modello di tipo mediterraneo appare coerente con l’obiettivo preventivo, sia per composizione nutrizionale sia per sostenibilità nel lungo periodo.
DIETA OCCIDENTALE E CONSUMO DI CARNI ROSSE
L’esperienza clinica quotidiana mostra che la diagnosi di diverticolosi è spesso seguita da modificazioni dietetiche autonome, talvolta inappropriate, con riduzione indiscriminata di alimenti vegetali per timore di sintomi o complicanze. In tale prospettiva risultano interessanti i dati real world: uno studio italiano ha evidenziato che i pazienti con malattia diverticolare assumono mediamente meno fibre e micronutrienti rispetto ai controlli sani, con una dieta globalmente meno equilibrata (Figura 4) (9).
DATI REAL WORLD E COUNSELLING NUTRIZIONALE

Figura 4. Confronto nell'assunzione di fibre tra controlli sani e pazienti con diverticolosi.
Questo elemento merita attenzione perché suggerisce che, in alcuni soggetti, la patologia possa associarsi a un peggioramento qualitativo della dieta nel tempo, soprattutto se le raccomandazioni vengono interpretate in modo restrittivo e non strutturato. Un counselling nutrizionale efficace dovrebbe quindi evitare prescrizioni generalizzate e focalizzarsi su obiettivi pratici e misurabili, privilegiando la continuità nel lungo periodo. In questo contesto rientra anche la necessità di superare indicazioni tradizionali non supportate, come l’eliminazione sistematica di semi e frutta secca, che può ridurre inutilmente l’apporto di fibre.
Le linee guida italiane raccomandano un apporto di fibre pari a 25-30 g/die associato a un’adeguata idratazione, generalmente indicata in almeno 1,5 litri al giorno, salvo limitazioni cliniche specifiche (10). L’idratazione rappresenta un elemento essenziale affinché l’incremento di fibre determini un reale miglioramento del transito intestinale e non un peggioramento della stipsi.
Nelle fasi acute di diverticolite, l’approccio dietetico può prevedere una temporanea riduzione del residuo alimentare o, nei casi più sintomatici, una dieta liquida transitoria, con successiva reintroduzione graduale delle fibre in fase di remissione (10). È tuttavia fondamentale evitare restrizioni protratte non necessarie, poiché potrebbero compromettere la qualità nutrizionale complessiva e l’efficacia preventiva nel lungo periodo. Una revisione sistematica ha sottolineato che la strategia più coerente rimane l’incremento stabile dell’apporto di fibre nelle fasi di stabilità clinica, più che approcci restrittivi persistenti (11).
RACCOMANDAZIONI CLINICHE E GESTIONE PER FASI
Le evidenze disponibili supportano un ruolo centrale della dieta nella gestione della diverticolosi e nella prevenzione delle complicanze. Un adeguato apporto di fibre, soprattutto da fonti vegetali integrali, si associa a riduzione del rischio di diverticolite e ospedalizzazione, mentre un consumo elevato di carni rosse e un pattern occidentale risultano correlati a maggiore probabilità di eventi acuti (4, 8).
La strategia più razionale e riproducibile si fonda su incremento progressivo delle fibre, adeguata idratazione e miglioramento della qualità dietetica complessiva, evitando restrizioni non giustificate. In tale quadro, la collaborazione tra medico di medicina generale, gastroenterologo e nutrizionista rimane essenziale per garantire aderenza, personalizzazione e monitoraggio nel tempo (2, 10).
TAKE-HOME MESSAGE
Un apporto regolare di fibre (25-30 g/die), associato a corretta idratazione, rappresenta l’intervento dietetico con maggiore evidenza nella prevenzione delle complicanze della diverticolosi. La riduzione di carni rosse e alimenti processati e l’adozione di un pattern alimentare ricco di componenti vegetali costituiscono misure sostenibili per diminuire il rischio di diverticolite e recidive, da integrare in un percorso assistenziale personalizzato (Figura 5) (4, 8, 10).
CONCLUSIONI E TAKE-HOME MESSAGE
Figura 5. Principali componenti dietetiche e loro associazione con rischio di diverticolite e complicanze della malattia diverticolare, sulla base di evidenze prospettiche e meta-analitiche.
Riferimenti bibliografici
- Peery AF, Crockett SD, Murphy CC, et al. Burden and cost of gastrointestinal, liver, and pancreatic diseases in the United States: update 2018. Gastroenterology. 2019;156(1):254-272.e11. doi:10.1053/j.gastro.2018.08.063. URL: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30315778/
- Strate LL, Morris AM. Epidemiology, Pathophysiology, and Treatment of Diverticulitis. Gastroenterology. 2019 Apr;156(5):1282-1298.e1. doi:10.1053/j.gastro.2018.12.033. URL: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30660732/
- Painter NS, Burkitt DP. Diverticular disease of the colon: a deficiency disease of Western civilization. Br Med J. 1971;2(5759):450-454. doi:10.1136/bmj.2.5759.450. URL: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/4930390/
- Aune D, Sen A, Norat T, Riboli E. Dietary fibre intake and the risk of diverticular disease: a systematic review and meta-analysis of prospective studies. Eur J Nutr. 2020;59(2):421-432. doi:10.1007/s00394-019-01987-2. URL: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31037341/
- Ma W, Jovani M, Nguyen LH, et al. Intake of dietary fiber, fruits, and vegetables and risk of incident diverticulitis in women. Am J Gastroenterol. 2019;114(7):1148-1155. doi:10.14309/ajg.0000000000000274. URL: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31397679/
- Aldoori WH, Giovannucci EL, Rimm EB, et al. A prospective study of diet and the risk of symptomatic diverticular disease in men. Am J Clin Nutr. 1994;60(5):757-764. doi:10.1093/ajcn/60.5.757. URL: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/7942584/
- Cao Y, Strate LL, Keeley BR, Tam I, Wu K, Giovannucci EL, Chan AT. Meat intake and risk of diverticulitis among men. Gut. 2018;67(3):466-472. doi:10.1136/gutjnl-2016-313082. URL: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28069830/
- Crowe FL, Appleby PN, Allen NE, Key TJ. Diet and risk of diverticular disease in Oxford cohort of the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC): prospective study of British vegetarians and non-vegetarians. BMJ. 2011;343:d4131. doi:10.1136/bmj.d4131. URL: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21771850/
- Polese B, Carabotti M, Rurgo S, et al. Patients with Diverticular Disease Have Different Dietary Habits Compared to Control Subjects. Nutrients. 2023;15(9):2119. doi:10.3390/nu15092119. URL: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37432301/
- Carabotti M, Sgamato C, Amato A, et al. Italian guidelines for the diagnosis and management of colonic diverticulosis and diverticular disease. Dig Liver Dis. 2024;56(12):1989-2003. doi:10.1016/j.dld.2024.06.031. URL: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39004551/
- Unlu C, et al. A systematic review of high-fibre dietary therapy in diverticular disease. Int J Colorectal Dis. 2012;27(4):419-427. doi:10.1007/s00384-011-1360-3. URL: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21922199/

PEER REVIEWED
NUTRIZIONE E PREVENZIONE
La diverticolosi colica rappresenta una condizione ad alta prevalenza nei paesi occidentali, con incidenza crescente con l’età: risulta affetto il sigma con maggior frequenza. Frequentemente asintomatica, può evolvere in malattia diverticolare sintomatica e diverticolite, con conseguente incremento del rischio di ospedalizzazione e complicanze. La dieta costituisce un determinante modificabile rilevante nella prevenzione primaria e secondaria. Metanalisi e coorti prospettiche indicano che un elevato apporto di fibre si associa a riduzione del rischio di diverticolite, mentre un pattern alimentare “occidentale”, caratterizzato da un consumo frequente di carni rosse, risulta correlato a maggiore probabilità di acuzie. Le raccomandazioni cliniche suggeriscono un apporto di fibre pari a 25-30 g/die e un’adeguata idratazione, modificando, temporaneamente, la dieta nelle fasi infiammatorie.

