FOTO IN ARRIVO
AISPEC

Maurizio Bettiga
Chief Innovation Officer,
Italbiotec




Bio...
Maurizio Bettiga è Chief Innovation Officer di Italbiotec Srl Società Benefit: pioniere nel campo delle biotecnologie, ha costruito la sua carriera tra il mondo accademico e l'innovazione industriale.
Nato a Lecco il 12/05/1978, dopo la laurea e il dottorato in Biotecnologie Industriali all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ha proseguito il suo percorso in Svezia come ricercatore presso l'Università di Lund (dal 2006 al 2010).
Dal 2010 è affiliato all’Università Tecnica Chalmers di Göteborg (Svezia), prima come Assistant Professor e poi come Senior Researcher; nel 2015 ha ottenuto l’abilitazione alla posizione di professore associato per la Svezia, mentre nel 2017 quella per l’Italia nel settore scientifico disciplinare “CHIM11”. È stato responsabile di progettazione e insegnamento per oltre 15 anni per più di 10 corsi di livello magistrale e dottorale in Svezia, Italia e Brasile e per scuole internazionali in Kazakistan e Azerbaijan.
Nel 2017 ha fondato l’azienda svedese “EviKrets Biobased Processes Consultants”, che si occupa di fornire consulenza tecnica e formazione alle aziende in materia di innovazione e trasferimento tecnologico di processi innovativi biobased e secondo i principi dell’economia circolare. Questa esperienza lo porta a coordinare, in qualità di consulente, le attività in ambito “bioeconomia” per l’iniziativa Europea “Vanguard”.
Oggi, Maurizio Bettiga sintetizza le sue diverse anime nel ruolo di Chief Innovation Officer per Italbiotec Srl e, dal 2022, per BiCT, senza mai abbandonare la sua vocazione per la formazione. È infatti Professore a contratto all'Università degli Studi di Milano, dove insegna il corso "Patenting and Technology Transfer", trasferendo alle nuove generazioni le competenze per trasformare un'idea in un brevetto.
Dal 2019 collabora con la Fondazione Giannino Bassetti per la promozione dell’approccio RRI- Responsible Research and Innovation. È inoltre consulente tecnico volontario per varie iniziative umanitarie in Sud America e Africa.
Ha pubblicato 33 articoli scientifici e 2 review su riviste internazionali peer reviewed, ha contribuito a libri curati con 2 capitoli ed ha svolto la curatela di un libro edito da Springer. Il suo h-index è 18 per oltre 1100 citazioni. È inventore di 4 domande di brevetti.
Bio...
Paola Guccione
Biologa, dal 2014 svolge attività di Lead auditor freelance per SQS ITALIA (Associazione Svizzera per Sistemi di Qualità e Management) per le norme ISO 9001, 14001, 45001, 22000, 22716, 14065 e per gli standard European Federation for Cosmetic Ingredients (EFfCI) e FAMI QS. E’ stata consulente libera professionista per le Good Manufacturing Practices (GMP) presso aziende che producono Materiali a Contatto con Alimenti (MOCA) e nel settore cosmetico. Ha conseguito la qualifica di Food Contact Expert-Business Operator e si è occupata inoltre di consulenza nel settore alimentare (Autocontrollo HACCP) e di certificazione RABC, dopo aver svolto a inizio carriera attività di responsabile del laboratorio di microbiologia nel settore alimentare e ambientale.



Claudia Dellera
Presidente
Gruppo Aromi e Fragranze


Bio...
Cristiana Giussani
Nata a Milano nel 1962, laureata in Scienze Biologiche, mi dedico alla ricerca di base presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano in Oncologia Sperimentale per quattro anni con borse di studio dell’AIRC.
Nel 1989 inizio un percorso di 14 anni nell’industria farmaceutica occupandomi di ricerca clinica del farmaco fino a ricoprire la posizione di Head of Clinical Operations.
La mia attuale occupazione come Medical Science Liaison inizia nel 2001 quando, lasciato il mondo farmaceutico, inizio a trasferire la mia esperienza nel Food ed in particolare sugli integratori alimentari e dispositivi medici.
Oggi collaboro con aziende del settore Food nello sviluppo di integratori alimentari e dispositivi medici e seguo, per aziende di strumentazione medicale, progetti di Point of Care sulla diagnostica rapida ed autoanalisi extra ospedalieri.
Scrivo su alcune testate giornalistiche di settore. Dal 2015 sono coordinatrice del gruppo di Medicina Complementare ed Integrata della Società Italiana di Medicina Farmaceutica
MEMBRO DEL COMITATO SCIENTIFICO
di NUTRA HORIZONS ITALIA

In che modo le innovazioni e le tecnologie, sia nuove sia tradizionali, nel campo delle proteine alternative stanno influenzando la trasformazione del settore food?
Oggi l’innovazione nel campo delle proteine alternative è alimentata tanto da tecnologie emergenti quanto dal recupero intelligente di tecniche tradizionali. Alla prima edizione degli Stati Generali delle Proteine Alternative abbiamo evidenziato, ad esempio, il ruolo chiave della fermentazione — nelle sue forme più avanzate come la fermentazione di precisione, ma anche in quella tradizionale — come tecnologia abilitante per generare nuovi ingredienti. È uno dei fattori che sta trasformando profondamente la filiera alimentare, aprendo possibilità che fino a pochi anni fa sembravano irraggiungibili.
Accanto a queste innovazioni, stanno acquisendo nuovo valore anche tecnologie già padroneggiate dall’industria alimentare, come l’estrusione, che oggi viene studiata e adattata per migliorare texture, consistenza e gusto nei prodotti a base vegetale, in particolare per i sostituti della carne. La capacità di ottenere consistenze complesse è una delle leve su cui si gioca l'accettabilità del prodotto e il suo successo sul mercato.
In questo contesto, l’incontro tra il mondo del food e quello del pharma diventa cruciale: l’esperienza di realtà come Tofflon-Itema, che punta a trasferire le tecnologie e gli standard del biopharma alla produzione alimentare attraverso soluzioni scalabili e sostenibili, rappresenta un esempio concreto di come il dialogo tra settori possa dare forma a una nuova generazione di impianti e processi per la bio-produzione alimentare.
Quello che osserviamo è infatti un'accelerazione guidata dalla sinergia tra scienza e industria, capace di offrire soluzioni non solo più sostenibili, ma anche più sicure, nutrienti e in linea con le aspettative dei consumatori. È proprio questo incrocio tra ricerca, competenza industriale e innovazione tecnologica che ci permetterà di costruire le proteine del futuro.
Quali scenari futuri si prospettano per lo sviluppo e la diffusione delle proteine alternative nel settore alimentare?
Il futuro delle proteine alternative sarà sempre più multidimensionale. Da un lato, i dati parlano chiaro: il mercato globale è destinato a crescere dai 90 miliardi attuali fino a superare i 230 miliardi di euro entro il 2034. Dall’altro, si sta affermando un cambiamento culturale che richiede più alternative per soddisfare bisogni etici, di rispetto per l’ambiente e di tutela della salute, come nuovi modelli di consumo, produzione e comunicazione. L’Italia si distingue per un’elevata e crescente fiducia nei confronti delle proteine plant-based, con il 58% dei consumatori che oggi le considerano più affidabili rispetto a tre anni fa. Questo dimostra che esistono le basi — industriali, scientifiche e sociali — per far evolvere concretamente il settore. Ora è necessario creare connessioni strategiche e accelerare l’applicazione dell’innovazione, trasformandola in valore per l’intera filiera. In Italia, questo significa soprattutto favorire l’incontro tra la grande industria alimentare e il mondo delle start-up e dell’innovazione più “disruptive”, senza dimenticare il ruolo fondamentale dell’agricoltura.
Quali dinamiche/aspetti sociali incidono sull’accettazione delle diete alternative da parte dei consumatori? E quanto siamo lontani da questa accettazione?
Uno dei messaggi più forti emersi dagli Stati Generali delle Proteine Alternative è che l’innovazione tecnologica, da sola, non basta. La transizione verso nuove fonti proteiche richiede un dialogo aperto e costruttivo con la società. La fiducia del consumatore si costruisce con trasparenza, dati solidi e un linguaggio accessibile.
I dati lo confermano: in Europa, e in particolare in Italia, cresce la fiducia verso le proteine vegetali, ma su prodotti più innovativi, come quelli da coltura cellulare o fermentazione, serve ancora fare chiarezza. Proprio per questo, abbiamo dedicato una sessione all’interno degli SGPA al ruolo delle scienze umane e della comunicazione, per affrontare il tema dell’etica, della semiotica e della percezione culturale.
Ma ci sono anche altri fattori chiave che incidono sull’accettazione: il primo è senz’altro il gusto, che rimane uno dei principali driver di scelta alimentare. I consumatori sono curiosi, ma non disposti a scendere a compromessi sul piacere sensoriale: ecco perché innovazione e formulazione devono andare di pari passo con l’esperienza a tavola.
Un secondo elemento sempre più rilevante è la ricerca di etichette “pulite”: formulazioni semplici, comprensibili e con un numero ridotto di ingredienti, spesso riconoscibili. La crescente attenzione verso la naturalità e la trasparenza sta spingendo il settore verso standard qualitativi più alti.
È solo integrando ricerca, industria e società — anche attraverso un linguaggio condiviso e prodotti allineati con le aspettative reali del mercato — che possiamo costruire un sistema alimentare davvero più consapevole, inclusivo e sostenibile.


