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Diabete

Prevenzione diabete

Indice glicemico

Carico glicemico

Rischio oncologico

Dieta mediterranea

DIABETE DI TIPO 2:

PREVENZIONE E NUTRIZIONE

I NUMERI DEL DIABETE

Il diabete è una patologia metabolica cronica caratterizzata da un difetto nella produzione o nella risposta all’insulina. A differenza del più raro tipo 1, il diabete di tipo 2 (DMT2) è correlato sia a fattori non modificabili, come invecchiamento e sesso maschile, sia ad uno stile di vita scorretto, in particolare eccesso ponderale, sedentarietà e alimentazione sbilanciata.


La condizione clinica che precede il diabete è definita prediabete, ed è caratterizzata da una o entrambe le condizioni di alterata glicemia a digiuno e resistenza all’insulina. Sono particolarmente importanti in questo caso gli interventi di prevenzione, che mirano ad una regressione dei sintomi fino al ritorno ad uno stato di salute.


Nel 2024 sono stati rilevati 537 milioni di soggetti diabetici, pari al 10,5%% della popolazione mondiale adulta tra 20 e 79 anni, con una prevalenza maggiore nelle aree urbane, in particolare nelle zone del Nord Africa, Medio Oriente e Nord America. Sebbene l’età e il sesso maschile rappresentino importanti fattori di rischio, si registra una crescita trasversale nella popolazione (1).


Le proiezioni per il 2045 indicano un incremento dei soggetti diabetici a circa 783 milioni, pari a più del 12% della popolazione globale adulta (2).


I dati ISTAT del 2023 per l’Italia riflettono l’aumento mondiale dell’incidenza di malattia, con circa 4 milioni di persone diabetiche, pari al 6,2% della popolazione, soprattutto nel centro-sud del paese. Il motivo di questo gradiente è imputabile soprattutto a fattori socioeconomici, sottolineando ulteriormente l’importanza di uno stile di vita sano e di interventi atti a migliorare la qualità di vita (3).

    Il DMT2 è caratterizzato da importanti alterazioni del metabolismo dei carboidrati, in particolare insulino-resistenza e alterata glicemia a digiuno, e del metabolismo dei lipidi, che si traducono in un’alterazione del profilo lipidico e in un aumento del colesterolo totale. Questi meccanismi sono alla base dell’aumento del rischio cardiovascolare, in quanto le lipoproteine LDL, comunemente conosciute come “colesterolo cattivo”, divengono più sensibili ai processi ossidativi, che le rendono meno affini ai loro recettori, aumentando il tempo di permanenza nel circolo sanguigno (4).


    La maggior concentrazione plasmatica di LDL ossidate accelera il processo di aterosclerosi, aumentando così il rischio di sviluppare patologie micro cardiovascolari e macro cardiovascolari,  come ictus ischemico e infarto del miocardio.


    Inoltre, il DMT2 è stato riconosciuto come un importante fattore di rischio per lo sviluppo di malattie oncologiche. Numerosi studi indicano che i soggetti affetti da diabete presentano un rischio maggiore di sviluppare vari tipi di neoplasie, tra cui quelle del pancreas, fegato, colon-retto, seno, endometrio e vie urinarie (5). L’iperglicemia e l’insulino-resistenza sono infatti correlate a uno stato infiammatorio cronico e a un aumento dello stress ossidativo; questi fattori possono causare danni o mutazioni del DNA in grado di innescare il processo di tumorigenesi. Inoltre, l’infiammazione sistemica modifica l’espressione dei fattori apoptotici, rendendo più difficile la morte cellulare programmata e riducendo la responsività delle cellule tumorali alle terapie (6).

    RISCHIO CARDIOVASCOLARE E ONCOLOGICO

    ANTONELLA CAVAZZA 1,2           
    MARCO FONTANAROSA2

    MARGHERITA LANZI2           

    1. MEMBRO DEL COMITATO SCIENTIFICO
    di NUTRA HORIZONS ITALIA

    2. Università degli Studi di Parma

    PATRIZIA GNAGNARELLA       ,

    FEDERICO SANNA, GIULIA CARIONI

    Divisione di Epidemiologia e Biostatistica, Istituto Europeo di Oncologia, Milano | Italia

    Bio...

    Patrizia Gnagnarella, RD, PhD

    Staff Scientist presso la Divisione di Epidemiologia e Biostatistica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, con consolidata esperienza nella metodologia della ricerca nutrizionale, con contributi allo studio delle correlazioni tra dieta, stili di vita, microbiota e rischio oncologico. È responsabile del progetto BDA (Banca Dati di composizione degli Alimenti per studi Epidemiologici in Italia) e svolge attività didattica come docente a contratto presso le Università di Pavia, Milano-Bicocca e Statale di Milano. Autrice di numerose pubblicazioni scientifiche (h-index 30), è attualmente rappresentante SINU per la sezione Lombardia-Piemonte, membro di EuroFIR, della Commissione d’albo dei Dietisti (Ordine TSRM PSTRP) e del gruppo di lavoro sull’oncologia di ASAND.



    Federico Sanna

    Studente del terzo anno del Corso di Laurea in Dietista dell’Università degli Studi di Milano, attualmente tirocinante presso la Divisione di Epidemiologia e Biostatistica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano.



    Giulia Carioni

    Dietista e dottoranda di ricerca in Scienza Mediche Cliniche e Traslazionali presso l’Università degli Studi di Udine. Collabora con la Divisione di Epidemiologia e Biostatistica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, dove si occupa di dati di composizione degli alimenti e partecipa a diversi progetti di ricerca su dieta e stile di vita, con l’obiettivo di promuovere comportamenti salutari nei pazienti oncologici.

    In considerazione del crescente numero di nuovi casi di DMT2, si è reso necessario trovare strategie alimentari specifiche che permettano un maggiore controllo glicemico e un miglioramento generale dello stile di vita. Una di queste è il Carb Counting, inizialmente ideata per il dosaggio corretto della terapia insulinica nel diabete di tipo 1. Si tratta di una pratica di pianificazione dei pasti grazie alla quale è possibile una stima dell’introito netto di carboidrati (7).


    Sebbene l'applicazione del Carb Counting in pazienti affetti da DMT2 abbia mostrato benefici, tale approccio rimane complesso, richiedendo il supporto di figure professionali, come il dietista o il medico dietologo, per una sua corretta applicazione (8). Una strategia più semplice e accessibile alla popolazione generale è invece rappresentata dalla comprensione e dall’applicazione dell’indice e del carico glicemico.


    L'Indice Glicemico (IG) definisce la velocità con cui una quota standardizzata di 50g di carboidrati, contenuti in un determinato alimento, determina un aumento della glicemia rispetto a un parametro di riferimento (solitamente glucosio o pane bianco, a cui si attribuisce valore 100). Secondo la classificazione standard, i valori di IG vengono definiti alti (≥70), intermedi (56-69) o bassi (≤ 55). Alimenti come le patate, cereali raffinati e prodotti derivati, come riso e pane bianco sono generalmente caratterizzati da un IG elevato, mentre cereali quali riso integrale e couscous, così come alcuni frutti (kiwi, ananas) presentano valori intermedi. Al contrario, la maggior parte dei legumi, le verdure, l’avena e il grano saraceno mostrano un indice glicemico basso. È importante sottolineare che la modulazione dell'IG dipende in larga misura dal grado di accessibilità enzimatica dell'amido. I processi termici intensi, come la bollitura prolungata della pasta o l'estrusione industriale dei cereali da colazione, tendono a elevare la risposta glicemica promuovendo la gelatinizzazione dell’amido e facilitandone l'idrolisi. Tuttavia, altre variabili possono mitigarne l'impatto.

    In particolare, l'interazione con composti bioattivi, quali i polifenoli presenti nei legumi e in altri vegetali, il contenuto di fibra e le modalità di preparazione e cottura degli alimenti che influenzano la formazione di complessi parzialmente resistenti alla digestione (come l’amido resistente in alimenti raffreddati dopo la cottura) e la compattezza della matrice alimentare (come nel caso della pasta cotta "al dente"), rappresentano variabili chiave per lo sviluppo di regimi alimentari a basso impatto glicemico (9).


    Il valore dell’IG viene integrato con il carico glicemico (CG), un parametro che correla la qualità dei carboidrati alla loro quantità effettiva per singola porzione. Il CG si calcola moltiplicando l'IG dell'alimento per la quantità di carboidrati (espressa in grammi) contenuti nella porzione consumata, dividendo poi il prodotto per cento.


    I valori di IG e CG sono consultabili presso il database della Università di Sydney, una risorsa internazionale comprensiva di oltre quattromila profili glicemici validati (10, 11).

    La conoscenza di questi due parametri risulta fondamentale per i pazienti affetti da DMT2, consentendo una selezione consapevole delle fonti glucidiche, per una migliore strutturazione dei pasti. Nella pratica clinica, la composizione del pasto rappresenta uno dei fattori determinanti per migliorare la risposta glicemica post-prandiale, poiché gli alimenti vengono raramente consumati isolatamente, ma insieme ad altri alimenti.


    A conferma di ciò, una recente revisione della letteratura ha evidenziato come l’adozione di regimi dietetici a basso IG e CG riduca significativamente i picchi glicemici post-prandiali, ottimizzando il monitoraggio glico-metabolico (12). Parallelamente, una recente metanalisi condotta su ampie coorti (oltre 100.000 soggetti) ha dimostrato una correlazione diretta tra diete a elevato IG o CG e un incremento del rischio di patologie cardio-metaboliche e neoplastiche (13). In questo contesto, la comprensione delle caratteristiche degli alimenti e della loro eterogeneità offre al paziente l'opportunità di diversificare l'apporto nutrizionale, garantendo al contempo un efficace controllo dell'omeostasi glicemica.

    STRATEGIE PER LA GESTIONE DELLA GLICEMIA

    La Dieta Mediterranea (DM) si configura come un modello alimentare fondato sul consumo prevalente di alimenti tipici della tradizione del bacino mediterraneo; essa privilegia l'apporto di prodotti ortofrutticoli, cereali integrali, legumi, semi e olio extravergine d’oliva (quale fonte lipidica principale), prevedendo contestualmente un consumo limitato di acidi grassi saturi, carni rosse, zuccheri raffinati e bevande alcoliche (14). Oltre alle componenti prettamente alimentari, tale modello integra determinati comportamentali fondamentali per la salute pubblica: la promozione di un'attività fisica regolare e la valorizzazione della convivialità, intesa come fattore psicosociale che favorisce una maggiore consapevolezza temporale e relazionale durante il consumo dei pasti.


    Numerose evidenze scientifiche hanno consolidato il ruolo della DM nella prevenzione primaria di diverse condizioni cliniche, confermandone l'efficacia clinica nella gestione e nel rischio di insorgenza del DMT2.


    Nel 2015 è stata pubblicata sul “British Medical Journal” una revisione sistematica di metanalisi e dei trial clinici controllati randomizzati volti a confrontare l'efficacia della DM rispetto a una dieta di controllo nel trattamento del DMT2 e degli stati prediabetici. Le conclusioni hanno evidenziato come la DM sia associata a un migliore controllo glicemico e a una riduzione dei fattori di rischio cardiovascolare rispetto alle diete di controllo (anche includendo diete a basso contenuto di grassi e ipocaloriche) (15). Tali evidenze suggeriscono come questo modello alimentare sia particolarmente indicato per la gestione complessiva del paziente affetto da diabete e che il modello alimentare mediterraneo nella sua interezza rappresenti un fattore preventivo e di sostegno per il DMT2 (15).

    LA DIETA MEDITERRANEA PER I PAZIENTI DIABETICI

    Inoltre, specifici componenti della DM esercitano un impatto favorevole sulla gestione della patologia. Tra questi possiamo nominare l'olio extravergine d’oliva che riveste un ruolo centrale: le sue proprietà nutraceutiche, ampiamente documentate dallo studio PREDIMED (Prevención con Dieta Mediterránea), contribuiscono alla riduzione dell'infiammazione sistemica e al miglioramento della funzione endoteliale. Tali effetti sinergici risultano determinanti nel ridurre l’incidenza delle complicanze croniche associate al diabete (16).


    Un ulteriore pilastro della DM è l'elevato apporto di fibre alimentari, presenti in concentrazioni significative nei prodotti vegetali, cereali integrali e legumi. La loro azione modulatrice sulla velocità di svuotamento gastrico e sull'assorbimento dei macronutrienti si correla direttamente a una riduzione della risposta insulinemica post-prandiale. Tali meccanismi favoriscono un miglioramento complessivo del profilo lipidico, della sensibilità insulinica e del controllo della glicemia (17).

    Il DMT2 rappresenta un’emergenza sanitaria globale la cui prevenzione e gestione clinica sono strettamente vincolate all’adozione di stili di vita attivi e protocolli nutrizionali bilanciati. In questo scenario, la DM si conferma il modello più autorevole secondo le evidenze scientifiche, grazie alla prevalenza di prodotti di origine vegetale a discapito di quelli di origine animale. Ulteriori strumenti per l'ottimizzazione del regime alimentare sono rappresentati dai parametri di IG e CG; nonostante alcune limitazioni metodologiche, l'utilizzo di questi dati può aiutare nella scelta di alimenti a minor impatto glicemico, riducendo significativamente l'incidenza delle complicanze croniche associate alla patologia.

    CONCLUSIONI

    Riferimenti bibliografici

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    NUTRIZIONE E PREVENZIONE

    Il diabete di tipo 2 (DMT2) rappresenta un'emergenza mondiale con 537 milioni di diagnosi, destinate a raggiungere i 783 milioni entro il 2045. Caratterizzato da iperglicemia cronica e insulino-resistenza, il DMT2 aumenta drasticamente il rischio di coronaropatie, ictus e mortalità cardiovascolare. Recenti metanalisi su oltre 100.000 partecipanti indicano una stretta correlazione tra diete ad alto indice glicemico (IG) e carico glicemico (CG) e l'incidenza di patologie metaboliche e oncologiche correlate. La gestione dietetica, focalizzata sulla modulazione dei carboidrati, emerge come pilastro terapeutico. Un modello alimentare mediterraneo, naturalmente ricco di alimenti a basso IG, risulta determinante per un ottimale controllo glicemico, offrendo una strategia di prevenzione efficace e sostenibile per invertire l'attuale trend epidemiologico.

    ABSTRACT