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dalla scienza
a cura della redazione di
NUTRA HORIZONS

Il 46° Congresso nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) ha ribadito un cambiamento sostanziale nell'approccio alla cura dell'obesità. Gli esperti hanno sottolineato...
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Le nuove direttive per la cura dell’obesità dal 46° Congresso Sinu
Rafforzare prevenzione, diagnosi precoce, appropriatezza clinica, sicurezza alimentare | Roma. In Italia cresce costantemente il numero di persone che convivono con celiachia, allergie alimentari e intolleranza al lattosio. Un fenomeno che coinvolge ormai una...
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Oltre 265mila diagnosi celiachia, più di 13mila nel 2023...
Leguminose, colture strategiche per clima, nutrizione e salute del suolo
La recente review Soil Microbiome for Climate Smart Agriculture in Legumes: A Review pubblicata su Current Microbiology fa il punto sul ruolo delle leguminose e delle loro interazioni con il microbioma...
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Da Pcos a Pmos: il cambio di paradigma che riscrive la sindrome dell’ovaio policistico
La review Polyendocrine metabolic ovarian syndrome, the new name for polycystic ovary syndrome: a multistep global consensus process pubblicata il 12 maggio 2026 su The Lancet propone un...
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Impatto della composizione del microbioma intestinale sul processo decisionale sociale
Ci sono sempre più prove che dimostrano il ruolo del microbioma intestinale nella regolazione del comportamento socio-affettivo negli animali e nelle condizioni cliniche. Tuttavia, se e come la composizione del microbioma intestinale possa influenzare il processo decisionale sociale in condizioni di salute rimane tuttora sconosciuto...
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La combinazione del 7,8-diidrossiflavone con la vitamina B6 potrebbe aiutare a preservare la funzione cognitiva
La vitamina B6 è un nutriente importante per una funzione cerebrale ottimale, la sua carenza è collegata a una compromissione della memoria, dell'apprendimento e dell'umore in vari disturbi mentali. Nelle persone anziane, la carenza di vitamina B6 è anche associata al declino della memoria e alla demenza. Sebbene...
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Zschimmer & Schwarz annuncia la vendita di Bregaglio S.r.l. in Italia a 2M Holdings Group (2M)
La vendita avviene sulla base di una chiara strategia per il futuro del Gruppo Zschimmer & Schwarz. L’azienda, attiva a livello globale, fornitore di specialità chimiche e ausiliari, si sta concentrando sempre più nella divisione Personal Care. Martin Haberl, Direttore Generale di Zschimmer & Schwarz, sottolinea: “Siamo lieti di aver trovato una nuova e forte casa per Bregaglio con 2M. In Zschimmer & Schwarz ci stiamo concentrando completamente sulla nostra strategia e su ciò che ha contraddistinto la nostra azienda per oltre 125 anni: lo sviluppo di prodotti di alta qualità e tailor made". Bregaglio fa parte...
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Il 46° Congresso nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) ha ribadito un cambiamento sostanziale nell'approccio alla cura dell'obesità. Gli esperti hanno sottolineato che la patologia deve essere considerata una malattia cronica, complessa, recidivante e multifattoriale, determinata dall'interazione di fattori biologici, metabolici, neuroendocrini, ambientali e psicologici, superando definitivamente una visione incentrata esclusivamente sul bilancio calorico. In quest'ottica, la valutazione clinica non può più basarsi soltanto sull'indice di massa corporea (BMI), ma deve includere il profilo metabolico e la presenza di complicanze, per definire interventi personalizzati. Tra i temi centrali del congresso anche il ruolo dei nuovi farmaci anti-obesità, che rappresentano un'importante innovazione terapeutica ma, secondo gli esperti, esprimono il loro massimo beneficio solo se inseriti in un percorso multidisciplinare che comprenda terapia nutrizionale, attività fisica, monitoraggio clinico e supporto comportamentale. Questo nuovo modello di gestione mira non solo a migliorare gli esiti clinici, ma anche a contrastare lo stigma che ancora accompagna l'obesità e a favorire un accesso più equo alle cure.
Foto di PixelAnarchy da Pixabay

Roma. In Italia cresce costantemente il numero di persone che convivono con celiachia, allergie alimentari e intolleranza al lattosio. Un fenomeno che coinvolge ormai una platea vastissima: le diagnosi di celiachia hanno raggiunto quota 265.102, con oltre 13mila nuove diagnosi nel solo 2023. Si stima tuttavia che tra le 300/400 mila persone siano ancora non diagnosticate, considerando che la patologia interessa circa l'1% della popolazione; le allergie alimentari coinvolgono una quota crescente della popolazione: secondo i dati del ministero della Salute e dell'Istituto superiore di sanità interessano circa il 3% degli adulti e fino al 5% dei bambini, con manifestazioni che possono arrivare fino allo shock anafilattico; molto diffusa anche l'intolleranza al lattosio che, nelle aree mediterranee e in Italia, interessa tra il 40 e il 50% della popolazione, con percentuali più elevate nelle regioni meridionali. Patologie e condizioni che richiedono oggi una strategia integrata di salute pubblica capace di rafforzare prevenzione, diagnosi precoce, appropriatezza clinica, sicurezza alimentare e uniformità delle prestazioni sul territorio nazionale.
È questo l'obiettivo del convegno 'Celiachia, intolleranza al lattosio e allergie alimentari: un approccio integrato per la salute pubblica', che si è tenuto a Roma presso Palazzo Giustiniani (Senato della Repubblica), in occasione della Giornata Mondiale della Celiachia che si celebrerà il 16 maggio. Un evento promosso dall'Intergruppo Parlamentare Celiachia, Allergie Alimentari, Lattosio e Afms con la partnership editoriale della rivista Italian Health Policy Brief.

'Una necessaria occasione di confronto tra Parlamento, istituzioni sanitarie, comunità scientifica associazioni dei pazienti e stakeholder del settore alimentare- ha affermato la senatrice Elena Murelli, presidente dell'Intergruppo Parlamentare- con l'obiettivo prioritario di approfondire le criticità emergenti, individuando possibili indirizzi di policy, nella convinzione che solo un'azione sinergica tra decisori pubblici, professionisti sanitari e società civile possa garantire equità di accesso alle cure, sicurezza alimentare e piena inclusione sociale'.
"Celiachia, intolleranza al lattosio e allergie alimentari- ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, in un messaggio inviato ai partecipanti- richiedono oggi un approccio integrato, capace di unire prevenzione, diagnosi, assistenza e sicurezza alimentare. Poche settimane fa il ministero della Salute ha pubblicato la Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia 2024, uno strumento che testimonia in modo concreto il lavoro portato avanti su questo ambito".
L'esponente del governo ha poi ricordato che "in Italia, nel 2024, le persone con celiachia hanno raggiunto quasi quota 280 mila. I dati evidenziano un aumento delle diagnosi e una ripresa dei percorsi di presa in carico, insieme al rafforzamento delle misure di supporto per i pazienti, dall'erogazione degli alimenti senza glutine in esenzione alla distribuzione dei pasti senza glutine nelle mense pubbliche, fino alla formazione degli operatori del settore alimentare".
"Sul fronte della prevenzione- ha continuato il ministro- l'Italia è oggi l'unica Nazione ad aver approvato una legge che introduce un programma di screening nazionale sulla popolazione pediatrica per la celiachia e il diabete di tipo 1. In questa direzione si inserisce il progetto pilota realizzato insieme all'Istituto superiore di sanità, già avviato in quattro regioni.
I primi risultati mostrano una partecipazione elevata da parte delle famiglie e forniscono indicazioni utili per un'estensione progressiva dello screening su tutto il territorio nazionale.
Allo stesso tempo, con l'ultima legge di bilancio è stata introdotta la circolarità dei buoni digitali per l'acquisto di prodotti senza glutine, che potranno essere utilizzati anche al di fuori della regione di residenza. Una misura che semplifica la quotidianità e contribuisce a rendere più uniforme l'accesso alla terapia dietetica".
"Ma- ha tenuto a precisare Schillaci- l'attenzione del ministero riguarda tutte le reazioni avverse al cibo. Per una persona allergica o intollerante, la sicurezza alimentare non è un principio astratto, ma una condizione necessaria nella vita di ogni giorno. Per questo stiamo lavorando per rafforzare i controlli e la vigilanza lungo la filiera alimentare: etichettature sempre più chiare, informazioni corrette sugli ingredienti e prevenzione delle contaminazioni crociate sono elementi indispensabili per vivere con serenità i momenti di socialità, dentro e fuori casa, e per favorire una piena inclusione in ogni contesto di vita".
"Una giornata eccezionale- ha dichiarato a margine del convegno il senatore Guido Quintino Liris, componente della Commissione Bilancio del Senato- che accende i riflettori su una patologia importante, quella della celiachia, che abbiamo affrontato anche a livello normativo in sede parlamentare, e su intolleranze che oggi sono le nuove situazioni invalidanti che molto spesso riguardano anche l'età adulta. Certamente coinvolgono l'età giovanile ma insorgono molto spesso in età adulta, forse per una vita che viviamo differentemente dal passato, per un'alimentazione diversa dal passato, per i prodotti che molto spesso sviluppano delle resistenze. Una Nazione come l'Italia deve occuparsi di prevenzione primaria per quanto riguarda l'educazione e la formazione dei nostri concittadini a partire dai più piccoli, e poi diagnosi precoce, la più precoce possibile, per riconoscere i sintomi, quindi formazione di medici e informazione dei potenziali pazienti per poi diagnosticare precocemente, trattare e gestire quelli che possono essere dei pazienti che, però, non debbano poi essere invalidati socialmente".
Negli ultimi tempi, come è stato rilevato nel corso del convegno, si sono registrati alcuni importanti passi avanti nel rafforzamento della risposta sanitaria nell'ambito dei disturbi alimentari. Anzitutto è stato sottolineato il valore della Legge 130 del 2023 che ha introdotto in Italia un programma sperimentale nazionale di screening pediatrico per il diabete di tipo 1 e la celiachia nella popolazione infantile. Una misura innovativa che punta a favorire diagnosi precoci. Inoltre, con l'articolo 77 della Legge di Bilancio 2026, sono state introdotte importanti semplificazioni grazie alla dematerializzazione dei buoni per l'acquisto di prodotti senza glutine, rendendo anche possibile la loro piena circolarità su tutto il territorio nazionale.
'La piena attuazione delle misure previste dall'articolo 77- ha sottolineato in proposito il capo dipartimento della Programmazione, dei Dispositivi Medici, del Farmaco e delle Politiche in favore del Ssn, del ministero della Salute, Francesco Saverio Mennini- rappresenta un passaggio fondamentale verso un sistema più equo, efficiente e vicino ai bisogni dei pazienti la digitalizzazione e l'interoperabilità degli strumenti di erogazione dei benefici consentiranno infatti di superare le disomogeneità territoriali, migliorando concretamente l'accesso su tutto il territorio nazionale'.
Le disposizioni dell'articolo 77 della Legge di Bilancio 2026 sono state al centro di numerosi commenti che hanno riconosciuto come il provvedimento sia stato il frutto di un dialogo costruttivo tra Parlamento e Governo, nella consapevolezza che, tuttavia, molto resta ancora da fare per migliorare il livello complessivo delle risposte sanitarie in materia di sicurezza alimentare, lungo tre direttrici fondamentali: sensibilizzazione, semplificazione organizzativa e informazione.
Proprio in relazione al tema della centralità dell'informazione al consumatore e della trasparenza è intervenuto il direttore della Direzione generale dell'igiene e della sicurezza alimentare del ministero della Salute, Ugo Della Marta, sottolineando che 'un'etichettatura chiara, completa e scientificamente corretta rappresenta uno strumento essenziale di prevenzione e tutela della salute pubblica perché consente ai cittadini di compiere scelte consapevoli e sicure. La Direzione sta partecipando attivamente ai lavori europei di armonizzazione dell'etichettatura precauzionale sugli allergeni (Precautionary Allergen Labelling), decisivi per rafforzare la credibilità dell'informazione soprattutto per le persone in condizioni che richiedono una gestione dietetica rigorosa, come la celiachia'.
"A cinque anni dalle nuove linee guida che ci hanno consentito di evitare la gastroscopia in un sottogruppo di bambini con sospetto di celiachia- ha spiegato il professor Giovanni Di Nardo, direttore Uoc dí Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell'ospedale pediatrico Santobono-Pausillipon di Napoli- è il momento di fare un bilancio. Tra i vantaggi c'è sicuramente una migliore gestione delle risorse: il 10% dei bambini che afferisce nella mia struttura complessa fa una gastroscopia per celiachia. Probabilmente, non ci fossero state queste linee guida i numeri sarebbero raddoppiati. Ma soprattutto c'è un impatto psicologico minore sulle famiglie: è molto bello poter dire a una mamma, a un papà preoccupati di dover fare un esame invasivo che possiamo avere la certezza che il loro figlio sia celiaco evitando la gastroscopia".
Ci sono, però, alcuni aspetti importanti da considerare che emergono proprio dalla letteratura. "Senza la gastroscopia- aggiunge l'esperto- non possiamo escludere che il bambino abbia anche altre patologie, come l'Helicobacter o l'esofagite eosinofila. I bambini e la famiglia percepiscono quasi la loro diagnosi come meno importante: le famiglie sfuggono di più ai controlli, fanno meno bene la dieta e questo, ovviamente, comporta una guarigione più rallentata per questi bambini".
Secondo Di Nardo è necessario "personalizzare l'approccio quando si fa la prima visita: chiarire molto bene ai pazienti che fare o non fare la gastroscopia non implica avere una patologia meno importante, che se dobbiamo fare una diagnosi con le biopsie a distanza di tempo, questo sarà molto più complicato, in modo tale che i genitori capiscano qual è il danno di non fare immediatamente la biopsia".
Altra cosa fondamentale è lavorare in gruppo. "Lavorare con nutrizionisti e psicologi- ha chiarito- è molto importante perché ci possono aiutare nell'ottimizzare la dieta non solo da un punto di vista del senza glutine, ma anche nella qualità della dieta e come rendere la dieta più confortevole. Gli psicologi, infine, ci possono permettere di identificare tutta una serie di situazioni sulle quali intervenire nel contesto familiare".
LE VOCI DEL MONDO ADVOCAY
Le rivendicazioni e il richiamo alla tutela dei diritti dei pazienti in materia di corretta comunicazione ai consumatori, di evidenza sui bisogni che queste patologie producono e sull'urgenza di risposte incisive sono state al centro degli interventi e delle sottolineature delle associazioni dei pazienti.
'Informazione, consapevolezza, contrasto delle fake news- le parole della presidente dell'Associazione italiana celiachia (Aic), Rossella Valmarana- sono strumenti fondamentali per rispondere ai bisogni delle persone celiache: proprio in questi giorni si svolge, in tutta Italia, la dodicesima edizione della Settimana Nazionale della Celiachia, una iniziativa di sensibilizzazione istituita da Aic e costruita intorno alla Giornata Mondiale della Celiachia, 16 maggio, celebrata dalle associazioni pazienti in tutto il mondo'.
'Riguardo le allergie alimentari- ha informato la presidente Alama-Aps e vicepresidente Federasma e Allergie Odv, Federazione Italiana Pazienti, Sandra Frateiacci- ci muoviamo su tre direttrici: garantire norme e leggi per l'accesso all'assistenza e alla cura, agli alimenti a fini medici speciali e alle misure di prevenzioni in ogni ambito di vita; assicurare pasti sicuri a scuola agli alunni/studenti con allergie alimentari; garantire ad ogni alunno/studente con allergia alimentare, in tutta Italia, la somministrazione appropriata e tempestiva dei farmaci durante l'orario scolastico'.
'La condizione di intolleranza al lattosio- ha concluso la presidente dell'Associazione italiana latto-intolleranti Aps (Aili), Maria Sole Facioni- rappresenta oggi un gravoso onere economico e sociale, con ritardi diagnostici che superano i tre anni. A questo quadro si aggiunge un'etichettatura dei prodotti senza lattosio spesso confusionaria e scarsamente controllata, che espone a rischi la salute degli intolleranti. Questo incontro deve essere il volano per una campagna nazionale di sensibilizzazione che sradichi anche la confusione tra allergie e intolleranze'.
Elemento comune ai numerosi interventi che si sono susseguiti è stato il riconoscimento del fatto che la gestione delle patologie correlate all'alimentazione debba essere considerata una priorità strutturale di salute pubblica, in grado di incidere concretamente sulla qualità della vita dei cittadini e sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. È stata inoltre ribadita la necessità di proseguire lungo un percorso condiviso tra istituzioni, comunità scientifica e stakeholder, affinché le innovazioni normative e organizzative possano tradursi in benefici concreti, omogenei e duraturi per tutti i cittadini.
In questo senso, si è registrato grande interesse e attesa per l'avanzamento dell'iter parlamentare del Disegno di Legge 623 - Protezione dei soggetti malati di celiachia e disposizioni per la prevenzione e l'informazione in merito alla malattia – un provvedimento, di cui è prima firmataria la senatrice Murelli, che trasformerebbe la gestione della celiachia, consentendo il passaggio da un approccio assistenziale a uno più inclusivo, digitale e semplificato, oltre a ridurre gli ostacoli burocratici per i pazienti.
La recente review Soil Microbiome for Climate Smart Agriculture in Legumes: A Review pubblicata su Current Microbiology fa il punto sul ruolo delle leguminose e delle loro interazioni con il microbioma, evidenziando come queste colture possano rappresentare un elemento chiave per il futuro dell'agricoltura sostenibile. Oltre a essere una preziosa fonte di proteine vegetali, fibre e micronutrienti, le leguminose instaurano una simbiosi con batteri azotofissatori che permette di ridurre l'impiego di fertilizzanti di sintesi e di migliorare la fertilità del suolo. Gli autori sottolineano che, in uno scenario caratterizzato da cambiamenti climatici, degrado dei terreni e crescente pressione degli stress ambientali, comprendere e valorizzare le interazioni tra leguminose e microbioma sarà fondamentale per aumentare la resilienza delle colture, rafforzare la sicurezza alimentare e promuovere sistemi agricoli più sostenibili.
Foto di ENES KOÇ da Pixabay
Tra i 415.737 partecipanti privi di malattie cardiovascolari, sono stati identificati 18.367 pazienti con fibrillazione atriale incidente, 22.636 con eventi cardiovascolari avversi maggiori e 22.140 decessi durante il follow-up. Gli individui senza malattie cardiovascolari note che assumevano regolarmente integratori di olio di pesce avevano un rischio del 13% più elevato di sviluppare la fibrillazione atriale e del 5% più elevato di avere un ictus rispetto a coloro che avevano una buona salute cardiaca ma non usavano l'olio di pesce.
Tuttavia, i soggetti affetti da malattie cardiovascolari che utilizzavano gli integratori avevano un rischio inferiore del 15% di passare dalla fibrillazione atriale all'infarto e del 9% di passare dall'insufficienza cardiaca alla morte. Il rischio di passare da un buono stato di salute a un infarto, un ictus o un'insufficienza cardiaca era del 6% più alto tra le donne che assumevano omega 3 e del 6% più alto tra i non fumatori. L'effetto protettivo dell'olio di pesce sul passaggio dalla buona salute alla morte era maggiore negli uomini e nei partecipanti allo studio più anziani.
Nel complesso, i dati hanno dimostrato che l'uso regolare di integratori di olio di pesce potrebbe essere un fattore di rischio per la fibrillazione atriale e l'ictus nella popolazione generale, ma potrebbe essere vantaggioso per la progressione della malattia cardiovascolare dalla fibrillazione atriale agli eventi cardiovascolari avversi maggiori e dalla fibrillazione atriale alla morte. Sono necessari ulteriori studi per determinare i meccanismi precisi per lo sviluppo e la prognosi di episodi di malattia cardiovascolare con l'uso regolare di integratori di olio di pesce.

La review Polyendocrine metabolic ovarian syndrome, the new name for polycystic ovary syndrome: a multistep global consensus process pubblicata il 12 maggio 2026 su The Lancet propone un cambiamento destinato a ridefinire l'approccio clinico a una delle più comuni patologie endocrine femminili: la sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) viene rinominata PMOS (Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome). Secondo gli autori, il nuovo nome riflette più accuratamente la natura sistemica della malattia, superando una definizione che per anni ha posto l'attenzione quasi esclusivamente sulle alterazioni ovariche. Le evidenze raccolte indicano infatti che la PMOS è una sindrome endocrino-metabolica guidata principalmente dall'insulino-resistenza, alla base non solo di iperandrogenismo e disfunzioni ovulatorie, ma anche di un aumentato rischio di diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Il cambio di nomenclatura rappresenta quindi un vero cambio di paradigma, con importanti implicazioni per diagnosi, gestione e trattamento della patologia.
Foto di Henk van der Steege su Unsplash
La compromissione dell'autofagia, che comprende l'alterazione della mitofagia e della funzione lisosomiale, svolge un ruolo fondamentale nella malattia di Alzheimer (AD). L'urolitina A (UA), sostanza presente in natura nei melograni, è un metabolita microbico intestinale dell'acido ellagico che stimola la mitofagia. Gli effetti del trattamento a lungo termine dell'AD con UA e i meccanismi d'azione sono sconosciuti.
Un nuovo studio pubblicato su Alzheimer's & Dementiaha affrontato queste domande in tre modelli murini di AD con approcci comportamentali, elettrofisiologici, biochimici e bioinformatici.
I ricercatori avevano precedentemente rivelato che una molecola specifica, il nicotinamide riboside (integratore NAD), svolge un ruolo chiave nelle malattie neurodegenerative come l'Alzheimer e il Parkinson, in quanto aiuta attivamente a rimuovere dal cervello i mitocondri danneggiati.
I risultati del nuovo studio dimostrano che l'UA rimuove i mitocondri deboli dal cervello con la stessa efficacia dell'integratore NAD.
Il trattamento a lungo termine con UA ha migliorato significativamente l'apprendimento, la memoria e la funzione olfattiva in diversi topi transgenici AD. L'UA ha inoltre ridotto le patologie da amiloide beta (Aβ) e tau e ha rafforzato il potenziamento a lungo termine. L'UA ha indotto la mitofagia attraverso l'aumento delle funzioni lisosomiali. L'UA ha migliorato la funzione lisosomiale cellulare e ha normalizzato le catepsine lisosomiali, soprattutto la catepsina Z, per ripristinare la funzione lisosomiale nell'AD, indicando il ruolo critico delle catepsine negli effetti terapeutici indotti dall'UA sull'AD.
Il vantaggio di lavorare con una sostanza naturale consiste nella riduzione del rischio di effetti collaterali. Diversi studi hanno finora dimostrato che l'integrazione con il NAD non ha effetti collaterali gravi. Le conoscenze sull'UA sono più limitate, ma gli studi clinici condotti con questa sostanza si sono rivelati efficaci nella malattia muscolare.
Nel complesso, lo studio evidenzia l'importanza della disfunzione lisosomiale nell'eziologia dell'AD e sottolinea l'elevato potenziale traslazionale dell'UA.
Foto di Arjun Kapoor su Unsplash

L’integrazione di vitamina D potrebbe offrire una protezione control'invecchiamento biologico. Secondo i risultati di un recente studio pubblicato sull’ American journal of clinical nutrition, la supplementazione, infatti, sarebbe in grado di mantenere integri i telomeri, strutture protettive situate alle estremità dei cromosomi. Il progressivo accorciamento dei telomeri, infatti, è un processo naturale associato all'invecchiamento. Rispetto al placebo, l'assunzione di integratori di vitamina D3 ha ridotto significativamente l'accorciamento dei telomeri nell'arco di quattro anni. Questa protezione equivale ad accorciare di quasi tre anni l’invecchiamento rispetto al gruppo placebo.
Haidong Zhu, primo autore del lavoro, ha affermato: “Questi risultati suggeriscono che un'integrazione mirata di vitamina D potrebbe essere una strategia promettente per contrastare il processo di invecchiamento biologico, sebbene siano necessarie ulteriori ricerche”.
Ci sono sempre più prove che dimostrano il ruolo del microbioma intestinale nella regolazione del comportamento socio-affettivo negli animali e nelle condizioni cliniche. Tuttavia, se e come la composizione del microbioma intestinale possa influenzare il processo decisionale sociale in condizioni di salute rimane tuttora sconosciuto.
Per comprendere meglio il ruolo modulatore che il microbioma intestinale può svolgere nella cognizione e nel comportamento sociale, uno studio pubblicato sulla rivista PNAS Nexus ha esaminato se l'assunzione di pro- e pre-biotici possa influenzare i livelli di punizione altruistica.
Per sette settimane, 51 partecipanti hanno assunto integratori simbiotici contenenti i batteri benefici Lactobacillus e Bifidobacterium. Altri 50 partecipanti fungevano da controllo e assumevano dei placebo.
Prima e dopo le sette settimane di assunzione dell'integratore alimentare, ai partecipanti è stato chiesto di giocare al gioco dell'ultimatum, un compito di economia comportamentale storicamente utilizzato per valutare la contrattazione e il comportamento altruistico.
Nel gioco, un giocatore controlla un monte di denaro e può offrire una parte a un secondo giocatore. Il secondo giocatore può accettare l'offerta e prendere il denaro oppure può rifiutarla, nel qual caso nessuno dei due riceve denaro. Il rifiuto di un'offerta ingiusta viene interpretato come una punizione altruistica, in quanto chi rifiuta sacrifica la piccola quota offerta per punire il primo giocatore per essere stato poco generoso.
I giocatori che hanno assunto gli integratori alimentari erano più propensi a rifiutare le offerte. In particolare, i giocatori che hanno assunto gli integratori erano più propensi a rifiutare le suddivisioni del 30%-40%; tutti i giocatori tendevano a rifiutare le suddivisioni molto disuguali.
I giocatori che all'inizio dello studio presentavano un elevato rapporto tra Firmicutes e Bacteroidetes hanno registrato i maggiori cambiamenti sia nella composizione dell'intestino che nei tassi di punizione altruistica. I risultati hanno mostrato che gli integratori aumentavano la disponibilità dei partecipanti a rinunciare a un compenso monetario in caso di trattamento ingiusto. Questo cambiamento nel processo decisionale sociale era correlato a variazioni dei livelli sierici a digiuno del precursore della dopamina, la tirosina, proponendo un potenziale collegamento meccanicistico lungo l'asse intestino-microbiota-cervello-comportamento. Questi risultati migliorano la nostra comprensione del ruolo bidirezionale delle interazioni corpo-cervello nel processo decisionale sociale e del perché gli esseri umani a volte agiscono in modo “irrazionale” secondo la teoria economica standard.
Lo studio ha dimostrato che un intervento dietetico è in grado di modificare la composizione del microbioma intestinale, che a sua volta può cambiare le decisioni delle persone in un classico dilemma sociale: l'equità diventa più importante quando si è deciso di accettare o rifiutare diverse contropartite monetarie. I risultati forniscono prove causali degli effetti della composizione del microbioma intestinale sul processo decisionale sociale e indicano un ruolo della tirosina, precursore della dopamina. Forniscono nuove conoscenze sul ruolo dell'asse microbioma-intestino-cervello per il comportamento sociale e sottolineano l'importanza di una dieta equilibrata con potenziali implicazioni per l'istruzione e la politica.
Lo studio ha utilizzato solo partecipanti di sesso maschile con un indice di massa corporea (IMC) compreso tra 20 e 34 e che non seguivano una dieta speciale, come quella vegana, priva di glutine o legata alle allergie, poiché uno stile di vita di questo tipo avrebbe limitato la generalizzabilità dei risultati. Ulteriori studi potrebbero verificare gli effetti su campioni più eterogenei e su diete diverse.
Foto di OpenClipart-Vectors da Pixabay

La vitamina B6 è un nutriente importante per una funzione cerebrale ottimale, la sua carenza è collegata a una compromissione della memoria, dell'apprendimento e dell'umore in vari disturbi mentali. Nelle persone anziane, la carenza di vitamina B6 è anche associata al declino della memoria e alla demenza. Sebbene questo sia noto da anni, il ruolo preciso della vitamina B6 in questi disturbi e la possibilità di utilizzare integratori per trattarli o prevenirli sono ancora poco chiari.
Il motivo è in parte dovuto al fatto che la vitamina B6 è in realtà un termine generico per un piccolo numero di molecole molto simili e intercambiabili. Solo una di queste è “bioattiva”, cioè ha un ruolo biologico nelle cellule. Tuttavia, mancano strategie terapeutiche mirate ad aumentare solo la forma bioattiva della vitamina B6.
Uno studio eseguito in precedenza ha dimostrato che l’alterazione del gene di un enzima chiamato piridossal fosfatasi, che scompone la vitamina B6, migliora la memoria e l'apprendimento nei topi. Per verificare se questi effetti potessero essere riprodotti da sostanze simili ai farmaci, Brenner, Zink, Witzinger et al. hanno utilizzato diversi approcci biochimici e di biologia strutturale per cercare molecole che si leghino alla piridossal fosfatasi e la inibiscano.
I nuovi esperimenti, pubblicati recentemente su Elife hanno dimostrato che una molecola chiamata 7,8-diidrossiflavone - che in precedenza si era rivelata in grado di migliorare la memoria e l'apprendimento in animali da laboratorio con disturbi cerebrali - si lega alla piridossal fosfatasi e ne inibisce l'attività. Il risultato è stato un aumento dei livelli di vitamina B6 bioattiva nelle cellule cerebrali di topo coinvolte nella memoria e nell'apprendimento.
I risultati del gruppo dell’Università di Würzburg suggeriscono che l'inibizione della piridossal fosfatasi per aumentare i livelli di vitamina B6 nel cervello potrebbe essere utilizzata insieme agli integratori. L'identificazione del 7,8-diidrossiflavone come promettente farmaco candidato è un primo passo verso la scoperta di inibitori della piridossal fosfatasi più efficaci. Questi costituiranno utili strumenti sperimentali per studiare direttamente se l'aumento dei livelli di vitamina B6 bioattiva nel cervello possa aiutare le persone affette da condizioni di salute mentale associate a disturbi della memoria, dell'apprendimento e dell'umore.
Foto di Total Shape da Pixabay

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