Editoriale


ANTONELLA CAVAZZA
Prof. associato, Università degli Studi di Parma | Italia
MEMBRO DEL COMITATO SCIENTIFICO
di NUTRA HORIZONS ITALIA
Antonella Cavazza
Professore associato del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma e Presidente del Master in Packaging.
Laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, ha iniziato la sua attività di ricerca presso l’Università di Messina, e successivamente al CNR di Roma, la School of Chemistry di Leeds (UK) e l’Università di Roma Tor Vergata. Si occupa di ricerche nel settore della chimica analitica per la valutazione della sicurezza dei materiali a contatto con gli alimenti e di sviluppo di materiali innovativi per packaging sostenibile e attivo. Svolge numerose attività in collaborazione con aziende del territorio.
Bio...
L’imminente entrata in vigore del nuovo Regolamento Europeo sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio (PPWR) (1) rappresenta uno spartiacque per l'intero settore. Produttori e utilizzatori si trovano di fronte a una sfida epocale: rivoluzionare i sistemi di confezionamento in ottica di transizione ecologica. L’obiettivo finale — salvaguardare il pianeta dall’accumulo di rifiuti — ruota attorno al consolidato paradigma delle “3 R”: Riduci, Riusa, Ricicla.
Tuttavia, sebbene queste soluzioni siano teoricamente ineccepibili, la loro applicazione pratica si scontra con nodi strutturali complessi legati a sicurezza, tracciabilità e performance dei materiali.
Luci e ombre dei biopolimeri: il nodo della "Riduzione"
Per ridurre l’impiego della plastica fossile, l'attenzione si è rivolta a materiali alternativi come carta, legno e biopolimeri. Carta e legno, come noto, mostrano limiti intrinseci di permeabilità e resistenza all'acqua, e per molte applicazioni richiedono trattamenti superficiali con rivestimenti e coating che ne aumentano i costi senza spesso garantire un'alta barriera.
Anche lo scenario dei biopolimeri non è privo di ombre. Spesso ottenuti da colture agricole, i biopolimeri sollevano sia interrogativi etici sulla sottrazione di terreni alla filiera alimentare globale, sia dubbi sulla sicurezza per la potenziale presenza di allergeni, pesticidi e tossine: dopotutto, non tutto ciò che è naturale è intrinsecamente sicuro.
Sotto il profilo tecnologico, le limitate proprietà barriera a gas e umidità ostacolano l'adozione di tecnologie cruciali come il sottovuoto o l’atmosfera modificata (2). Inoltre, la biodegradabilità comporta un inevitabile deterioramento strutturale nel tempo, accelerato da umidità e stoccaggi prolungati. Per tale motivo spesso vengono utilizzati additivi che ne migliorino le proprietà. A ciò si aggiunge una capacità produttiva globale ancora insufficiente a coprire i volumi della plastica tradizionale.
Il Riciclo alla prova di tracciabilità, costi e sicurezza
Il riciclo non è a costo zero: richiede trattamenti industriali lunghi, complessi ed energivori. In Italia, la scarsità di infrastrutture dedicate costringe all'importazione di materiale riciclato, frammentando la catena di custodia. Il caso del PET è emblematico: la materia prima riciclata ha normalmente un costo superiore al vergine, e la disponibilità è troppo poca rispetto al bisogno che ci sarebbe per poter uniformarsi a quanto richiede il PPWR. Inoltre, la mancanza di metodi analitici univoci per certificare la reale percentuale di riciclato in un lotto espone il mercato a seri rischi di frode (3).
Sul fronte della sicurezza alimentare, le restrizioni sono severe: solo il PET e pochissimi lotti di altri polimeri sono autorizzati per il contatto con gli alimenti (food contact).
Infine, il fattore degradazione non può essere ignorato: ciclo dopo ciclo, le catene polimeriche si accorciano, riducendo progressivamente le performance meccaniche e qualitative del materiale.
I paradossi logistici e strutturali del "Riuso"
In ambito riuso dei contenitori, implementare un sistema di riutilizzo su larga scala richiede investimenti massicci in logistica, trasporti e processi di sanificazione (con un elevato consumo di acqua ed energia). Gli studi di Life Cycle Assessment (LCA) parlano chiaro: il riuso è ecologicamente sostenibile solo all'interno di filiere corte e se il contenitore completa almeno 10-15 cicli (4). Attualmente, però, non esiste un sistema standardizzato per monitorare il numero di utilizzi di un imballaggio, il cui ciclo vitale si interrompe generalmente quando si nota una rottura fisica. Anche la sicurezza solleva perplessità: l’usura accelera la degradazione del polimero, aumentando il rischio di rilascio di microplastiche (5). Si manifesta inoltre il fenomeno dell'aroma scalping: l'assorbimento di sostanze volatili nelle maglie del polimero, che causa la persistenza di odori difficili da eliminare anche dopo una sanificazione profonda (6).
La centralità della chimica analitica: proteggere il prodotto e il consumatore.
In conclusione, la transizione verso il nuovo packaging si muove in un equilibrio precario tra ridotte performance tecniche, costi elevati, scarsa disponibilità di materia prima e vulnerabilità alle frodi. In questo scenario di profonda trasformazione, lo sviluppo di metodi di analisi chimica standardizzati, sensibili e affidabili diventa un pilastro fondamentale. I controlli analitici non devono limitarsi a identificare i contaminanti per garantire la sicurezza del contatto alimentare; devono diventare lo strumento d'elezione per verificare l'integrità della supply chain, mappare la tracciabilità e monitorare la stabilità dei materiali nel tempo. Solo attraverso un monitoraggio analitico rigoroso sarà possibile garantire che il packaging continui a svolgere la sua funzione primaria: proteggere e conservare il prodotto in modo sicuro.
Regolamento PPWR e nuovi materiali:
le sfide per la sicurezza, la tracciabilità
e le prestazioni

Riferimenti bibliografici
- European Commission. PPWR [Internet]. 2024. https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2025/40/oj/eng
- Rosenboom, J. G., et al. (2022). Bioplastics for a circular economy. Nature Reviews Materials, 7(2), 117-137. https://www.nature.com/articles/s41578-021-00407-8
- Manchester Polymer Group (2025). Quantification of Recycled Content in Plastics: A Review. Resources, Conservation and Recycling, 198, 107-122. https://research.manchester.ac.uk/en/publications/quantification-of-recycled-content-in-plastics-a-review/
- Joint Research Centre (JRC) (2024). Exploring the environmental performance of alternative food packaging: Case studies on single-use versus multiple-use products. European Commission Report. https://newreusealliance.eu/repository/exploring-the-environmental-performance-of-alternative-food-packaging-products-in-the-european-union/
- Licciardello F. Unexpected possible consequences of plastic packaging reuse. Vol. 56, Current Opinion in Food Science. Elsevier Ltd; 2024. Available from: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2214799324000092
- Oßmann BE, Sarau G, Holtmannspötter H, Pischetsrieder M, Christiansen SH, Dicke W. Small-sized microplastics and pigmented particles in bottled mineral water. Water Res. 2018 Sep 15;141:307–16. Available from: https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0043135418303956?via%3Dihub
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