KEYWORDS

Tumori

Stile Di Vita

Alimentazione

Attività Fisica

Prevenzione

L’IMPATTO DEGLI STILI DI VITA NEL PERCORSO ONCOLOGICO

INTRODUZIONE

Gli stili di vita comprendono un complesso intreccio di abitudini e comportamenti individuali che esercitano un impatto significativo sulla salute e sul rischio di sviluppare malattie non trasmissibili (Non-Commmunicable Diseases, NCDs), inclusi i tumori. L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce uno stile di vita salutare come un modo di vivere in grado di ridurre il rischio di ammalarsi gravemente o di morte prematura, promuovendo il benessere fisico, mentale e sociale.

Un'ampia mole di evidenze scientifiche concorda sul fatto che una considerevole percentuale di decessi per cancro, stimata tra il 30% e il 50%, potrebbe essere prevenuta agendo su fattori di rischio modificabili (1).

    Tra le variabili modificabili, la gestione del peso corporeo riveste un ruolo centrale. Sovrappeso e obesità rappresentano oggi potenti motori di infiammazione cronica sistemica e alterazioni ormonali, condizioni strettamente correlate all'insorgenza e alla progressione di numerose neoplasie. Secondo il Fondo Mondiale per la ricerca sul Cancro (World Cancer Research Fund) (2) sono ben 13 i tipi di tumore correlati all’eccesso ponderale. Tra questi figurano neoplasie dell'apparato digerente (quali il tumore dell'esofago, stomaco, del colon-retto, del fegato, della colecisti e del pancreas), tumori ormono-dipendenti (come il carcinoma della mammella nelle donne in post-menopausa, il tumore dell'endometrio e dell'ovaio), nonché il tumore del rene, il meningioma, il mieloma multiplo e il cancro della tiroide (3).

    In questo scenario, i moderni modelli alimentari assumono un’importanza cruciale. La transizione nutrizionale verso una dieta ricca di prodotti ultraprocessati (Ultra-Processed Foods, UPF), ossia di alimenti ad alta densità calorica, poveri di nutrienti e ricchi di additivi, zuccheri, sale e grassi saturi, influisce sul rischio oncologico attraverso molteplici meccanismi. Da un lato, vi è un forte impatto indiretto, dovuto alla capacità di questi cibi di alterare i meccanismi di sazietà e favorire la sovralimentazione, con conseguente aumento del peso corporeo e della massa grassa. Dall'altro, crescenti evidenze epidemiologiche suggeriscono anche un'associazione diretta con la carcinogenesi, legata all'azione pro-infiammatoria dei contaminanti da processo (es. acrilammide), degli additivi chimici e alla concomitante alterazione del microbiota intestinale (4).

    Al contrario, la letteratura scientifica identifica nei pattern dietetici a base vegetale (come la dieta mediterranea o i regimi plant-based) lo standard di riferimento per la prevenzione. L’effetto protettivo di tali approcci risiede nell’elevato apporto di fibre, vitamine, minerali e composti bioattivi (fitochimici) in grado di contrastare lo stress ossidativo, modulare l’infiammazione e sostenere l’equilibrio del microbiota intestinale (5).

    Un ulteriore fattore di rischio di primaria importanza è rappresentato dal consumo di bevande alcoliche. L'etanolo e il suo principale metabolita, l'acetaldeide, sono classificati come cancerogeni certi per l'uomo; non esiste, di fatto, una soglia di consumo sicuro quando si parla di rischio oncologico (6).

    Accanto alla nutrizione, il contrasto alla sedentarietà e la promozione di uno stile di vita attivo si confermano pilastri terapeutici sempre più rilevanti nella prevenzione e nel trattamento oncologico. Il ruolo dell’attività fisica non riguarda infatti soltanto la prevenzione primaria, ma si estende anche nelle fasi di trattamento e post-trattamento.

    A forte sostegno dell'inserimento dell'attività fisica nel percorso di cura, il trial clinico internazionale CHALLENGE (condotto su 889 pazienti seguiti per un follow-up mediano di quasi 8 anni) ha dimostrato che un programma di esercizio fisico strutturato della durata di 3 anni, avviato subito dopo la chemioterapia adiuvante per il tumore al colon, migliora significativamente la prognosi dei pazienti (7). In particolare, i pazienti arruolati nel gruppo di intervento e che quindi hanno praticato esercizio fisico regolare, hanno mostrato una riduzione del 28% del rischio di recidiva, comparsa di un nuovo tumore o decesso. A 5 anni, la percentuale di pazienti liberi da malattia era significativamente più alta nel gruppo di esercizio rispetto al gruppo di controllo (80,3% vs 73,9%). Inoltre, è stata osservata una riduzione del 37% del rischio di mortalità generale, confermando il potenziale terapeutico dell’attività fisica nel migliorare gli outcome oncologici.

    Ulteriori evidenze provengono da una recente metanalisi (8) che ha analizzato la relazione dose-risposta tra numero di passi giornalieri (misurati oggettivamente tramite dispositivi) e molteplici esiti di salute in adulti appartenenti a 35 coorti internazionali. Rispetto a un livello minimo di 2.000 passi al giorno, raggiungere i 7.000 passi giornalieri si associa a benefici clinici, tra cui una riduzione del 47% della mortalità generale e del 25% dell'incidenza di malattie cardiovascolari. In ambito oncologico, la relazione inversa tra numero di passi e mortalità per cancro appare particolarmente evidente: raggiungere i 7.000 passi al giorno si associa infatti a una riduzione del 37% del rischio di morte oncologica, oltre a una tendenza alla diminuzione dell’incidenza complessiva di tumori. Lo studio evidenzia inoltre come il cammino regolare eserciti un effetto protettivo esteso anche ad altri ambiti della salute, riducendo il rischio di demenza (-38%), sintomi depressivi (-22%), diabete mellito di tipo 2 (-14%) e cadute (-28%). Sebbene l'obiettivo dei 10.000 passi al giorno rimanga valido per i soggetti più attivi, le evidenze attuali suggeriscono che la soglia dei 7.000 passi giornalieri rappresenti un obiettivo terapeutico più realistico, accessibile e clinicamente significativo, facilmente integrabile nei programmi di prevenzione e riabilitazione oncologica.

    I PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO E IL RUOLO DELLA NUTRIZIONE E DELL’ATTIVITÀ FISICA

    ANTONELLA CAVAZZA 1,2           
    MARCO FONTANAROSA2

    MARGHERITA LANZI2           

    1. MEMBRO DEL COMITATO SCIENTIFICO
    di NUTRA HORIZONS ITALIA

    2. Università degli Studi di Parma

    PATRIZIA GNAGNARELLA ,

    FEDERICO SANNA, GIULIA CARIONI

    Divisione di Epidemiologia e Biostatistica, Istituto Europeo di Oncologia, Milano | Italia


    Bio...

    Patrizia Gnagnarella, RD, PhD

    Staff Scientist presso la Divisione di Epidemiologia e Biostatistica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, con consolidata esperienza nella metodologia della ricerca nutrizionale, con contributi allo studio delle correlazioni tra dieta, stili di vita, microbiota e rischio oncologico. È responsabile del progetto BDA (Banca Dati di composizione degli Alimenti per studi Epidemiologici in Italia) e svolge attività didattica come docente a contratto presso le Università di Pavia, Milano-Bicocca e Statale di Milano. Autrice di numerose pubblicazioni scientifiche (h-index 30), è attualmente rappresentante SINU per la sezione Lombardia-Piemonte, membro di EuroFIR, della Commissione d’albo dei Dietisti (Ordine TSRM PSTRP) e del gruppo di lavoro sull’oncologia di ASAND.


    Federico Sanna

    Studente del terzo anno del Corso di Laurea in Dietista dell’Università degli Studi di Milano, attualmente tirocinante presso la Divisione di Epidemiologia e Biostatistica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano.



    Giulia Carioni

    Dietista e dottoranda di ricerca in Scienza Mediche Cliniche e Traslazionali presso l’Università degli Studi di Udine. Collabora con la Divisione di Epidemiologia e Biostatistica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, dove si occupa di dati di composizione degli alimenti e partecipa a diversi progetti di ricerca su dieta e stile di vita, con l’obiettivo di promuovere comportamenti salutari nei pazienti oncologici.

    In ambito epidemiologico, valutare l'impatto dei comportamenti individuali sulla salute ha sempre rappresentato una sfida complessa. Gli stili di vita, infatti, non agiscono mai in modo isolato, ma come un insieme di abitudini interconnesse. Per superare i limiti delle valutazioni basate su un singolo fattore (come la sola dieta, l'attività fisica o il solo fumo), la ricerca moderna si affida sempre più a score combinati dello stile di vita (lifestyle scores o healthy lifestyle indexes). Questi strumenti consentono di sintetizzare in un punteggio numerico il grado di aderenza a uno stile di vita salutare. In genere, a ogni comportamento salutare (es. non fumare, essere fisicamente attivi, seguire una dieta equilibrata) viene attribuito un punteggio positivo, mentre alle abitudini a rischio viene assegnato uno zero o un valore negativo. La somma finale permette così di quantificare il profilo complessivo di rischio individuale.

    Una recente revisione sistematica della letteratura condotta da Ding e colleghi (9) ha fatto il punto sull'efficacia di questi strumenti. Analizzando ben 56 studi osservazionali (tra cui 48 studi di coorte) condotti in 16 paesi, i ricercatori hanno mappato l'utilizzo di 15 differenti lifestyle scores utilizzati per stimare il rischio di 32 NCDs, inclusi tumori, malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2. Sebbene molti di questi punteggi fossero stati originariamente sviluppati per valutare il rischio di una singola patologia, tutti hanno mostrato una moderata o forte associazione inversa con il rischio di sviluppare o morire per molteplici tipi di cancro, malattie cardiovascolari e diabete. Questi risultati confermano l'esistenza di meccanismi biologici comuni alla base delle principali NCDs. La revisione, inoltre, evidenzia che gli score che integrano parametri clinico-metabolici (come la pressione arteriosa, la glicemia e la circonferenza vita) accanto ai classici fattori comportamentali (BMI, fumo, alcol e dieta), possiedono una capacità predittiva significativamente superiore rispetto ai modelli basati esclusivamente sulle abitudini dichiarate dai soggetti.

    COME MISURARE LO STILE DI VITA

    Un forte contributo in questo campo scientifico proviene dai numerosi trial clinici randomizzati condotti dalla Divisione di Epidemiologia e Biostatistica, dell’Istituto Europeo di Oncologia (Milano). Questi studi hanno esplorato l'efficacia di interventi personalizzati sullo stile di vita in gruppi differenti di pazienti oncologici, ponendo un focus centrale e rigoroso sull'aspetto nutrizionale e metabolico.

    Lo studio INFORMA (Clinical trials.gov NCT02622711) ha valutato l'efficacia di un intervento basato su counselling nutrizionale personalizzato ed esercizio fisico per promuovere la perdita di peso in donne sovrappeso o obese con pregresso tumore al seno. Oltre alla perdita di peso, l'obiettivo era migliorare i biomarcatori metabolici e la qualità di vita delle pazienti arruolate (10). I risultati pubblicati evidenziano come il calo ponderale fosse più marcato nei gruppi che includevano il counseling dietetico, infatti il 37,5% delle donne nel braccio solo Dieta (DI) e il 36,7% nel braccio Dieta + Attività Fisica (PADI) ha raggiunto una riduzione del peso corporeo >5% (obiettivo dello studio). Dopo 6 mesi, la perdita di peso media è stata del -4,7% per il gruppo DI e del -3,9% per il gruppo PADI (11), con effetti mantenuti anche a 12 e 24 mesi. Parallelamente alla riduzione del peso corporeo, è stata registrata una diminuzione significativa delle circonferenze corporee e un miglioramento della composizione corporea, con riduzione del tessuto adiposo (12). Le analisi dei consumi alimentari hanno invece evidenziato una riduzione significativa dell'introito energetico (calorie) e dei consumi tipici dei pattern dietetici meno salutari, quali prodotti a base di cereali (pasta e pane), dolci, salse e grassi di origine animale (burro). Contestualmente, è aumentato il consumo di alimenti a bassa densità energetica e ricchi di fibre (come legumi, prodotti integrali, zuppe e verdure) noti per la loro capacità di aumentare il senso di sazietà e ridurre lo stimolo della fame. Nel corso dei 24 mesi di follow-up, è stato inoltre registrato un incremento significativo dell’aderenza alla Dieta Mediterranea (13). (13).

    Lo studio MICROSTYLE (Clinical trials.gov NCT05155618) ha invece esaminato l'impatto di un intervento multidisciplinare, condotto da dietisti e fisioterapisti, in pazienti con tumore alla prostata sottoposti a radioterapia. L’intervento era finalizzato a migliorare l’aderenza ad uno stile di vita salutare attraverso piccole modifiche comportamentali legate alla dieta e all'attività fisica, con l’obiettivo di ridurre la tossicità gastrointestinale e genitourinaria legata alla radioterapia. Particolare attenzione è stata dedicata allo studio delle modifiche del microbiota intestinale.

    Più recentemente è stato avviato uno studio multicentrico italiano volto a valutare l'efficacia di strategie integrate (farmaci e stili di vita) nella prevenzione del tumore al seno in 150 donne sane ad alto rischio genetico o clinico (Clinical trials.gov NCT06033092). Il trial punta ad aumentare i livelli di SHBG (Sex Hormone Binding Globulin, proteina coinvolta nella regolazione dell'estradiolo circolante) e a migliorare i biomarcatori metabolici e infiammatori. L’intervento prevedeva che le pazienti fossero allocate in 4 bracci paralleli, seguite per 6 mesi di intervento: Tamoxifene a basso dosaggio (10 mg a giorni alterni); Tamoxifene e restrizione calorica intermittente (2 giorni a settimana); Stile di vita attivo (incremento dei passi giornalieri); Stile di vita attivo + restrizione calorica intermittente. La restrizione calorica intermittente segue il modello della 'dieta 5:2', che prevede cinque giorni di normale apporto calorico e due giorni al 25% dell'apporto abituale ogni settimana. L'approccio combina per la prima volta la farmaco-prevenzione con interventi comportamentali (dieta e attività fisica). Questa sinergia mira a potenziare l'effetto protettivo per vie metaboliche complementari e, contemporaneamente, a ridurre gli effetti collaterali del farmaco, preservando la qualità della vita delle pazienti (14).

    L’ESPERIENZA DELL’ISTITUTO EUROPEO DI ONCOLOGIA

    Comprendere e promuovere stili di vita salutari, con un ruolo centrale per un'alimentazione equilibrata, a livello individuale e di popolazione rappresenta quindi una strategia cruciale per la prevenzione dei tumori e per il miglioramento della qualità della vita dei pazienti oncologici. Ulteriori ricerche sono necessarie per ottimizzare e integrare interventi nutrizionali personalizzati nei percorsi di cura oncologici.

    CONCLUSIONI

    Riferimenti bibliografici

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    NUTRIZIONE E ONCOLOGIA

    Lo stile di vita rappresenta un determinante cruciale della salute globale. Evidenze recenti suggeriscono che corretti comportamenti individuali potrebbero prevenire fino al 40% dei nuovi casi di tumore ogni anno. In particolare, un’attività fisica regolare e un’alimentazione ottimale migliorano significativamente la prognosi e la qualità della vita anche dopo una diagnosi oncologica. Nonostante ciò, la prevalenza di abitudini a rischio nei Paesi industrializzati resta elevata. Il nostro gruppo di ricerca conduce trial di intervento su pazienti oncologici, survivors e soggetti ad alto rischio, dimostrando come programmi strutturati siano efficaci nel modulare il peso corporeo, incrementare l’attività fisica e migliorare i biomarcatori metabolici, sottolineando l’urgenza di strategie di prevenzione implementabili.

    ABSTRACT