Bio...
Prof.ssa Paola Perugini, PhD
Professore associato Dip. Scienze del Farmaco - Università di Pavia, Coordinatore Master II livello in Scienze Cosmetologiche, Direttore Scientifico in Etichub srl, Spin-off accademico - Università di Pavia


Paola Perugini1,2
1. Dipartimento di Scienze del Farmaco
2. Etichub, Spin-off accademico, Università di Pavia


Camilla Grignani2
Bio...
Dott.ssa Camilla Grignani
Marketing Specialist in Etichub srl, Spin off accademico - Università di Pavia
Trend, Test & Tech
Con questa nuova rubrica vogliamo esplorare i trend emergenti, le novità in fatto di testing e gli avanzamenti tecnologici che entrano a far parte nel mondo cosmetico per comprendere come i cambiamenti del mercato e i progressi a livello globale impattino sui processi di ricerca e sviluppo del prodotto cosmetico.
Riferimenti bibliografici
- Rapporto 2023 di Waste Watcher International, su monitoraggio Ipsos dell’Osservatorio Waste Watcher International con Distal (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari) dell’Università di Bologna (https://www.sprecozero.it/news/il-caso-italia-2023-vale-oltre-9-miliardi-e-lo-spreco-di-cibo-in-italia-la-nuova-indagine-waste-watcher-racconta-anche-i-consumi-degli-italiani/)
- Rapporto annuale, 54° analisi del settore e dei consumi cosmetici in Italia nel 2021, Cosmetica Italia
- Sustainability Barometer 2022, Mintel
Perché il design del test è il vero vantaggio competitivo
Nel mondo cosmetico parlare di test spesso significa concentrarsi sui risultati e stabilire se un prodotto sia efficace oppure no. In realtà, il vero nodo è a monte. Prima ancora del dato, o ancora delle tecnologie impiegate, c’è il passaggio più delicato e strategico dell’intero processo: il design del test. Da questo elemento si definisce la qualità dei dati che si collezionano ed è una fase tanto centrale quanto ricca di insidie ma al contempo molto stimolante nel percorso di testing.
Un claim cosmetico non si valida con un semplice test, ma con un protocollo costruito per generare prove di valore, chiare e spendibili. Questo vale per tutte le tipologie di studi, con una particolare attenzione agli studi di efficacia in vivo sia clinici che strumentali o soggettivi. In tutti i casi, la differenza tra dati utili e rilevanti e dati incongruenti o deboli spesso dipende proprio dal modo in cui lo studio è stato pensato e poi realizzato.
Quando la progettazione del test non è strutturata in modo coerente con l’obiettivo, il rischio è l’ottenimento di risultati distorti o difficili da interpretare e valorizzare. La questione, di conseguenza, non è solo teorica: è una questione di qualità e di generare credibilità sul mercato attraverso una comunicazione puntuale. Il design del test, dunque, definisce la forza del claim prima anche che il test stesso sia partito.
Quali sono i punti chiave
In particolare, un protocollo di test ben architettato deve rispondere a domande precise: qual è l’obiettivo primario? Qual è la numerosità del campione su cui eseguire il test e che caratteristiche deve avere? Qual è il tempo minimo necessario per osservare un effetto plausibile? Quali sono le variabili che possono interferire?Qual èla l’area di analisi più opportuna e quale il metodo più coerente con il meccanismo d’azione del prodotto? Esiste un gruppo o area controllo / placebo? Senza questo lavoro di progettazione e costruzione guidata, anche le misure strumentali più avanzate e le tecniche più all’avanguardia possono perdere di valore perché non sono inserite nel giusto contesto.
La definizione delle condizioni sperimentali deve essere affiancata dalla gestione delle condizioni operative. Ciò significa la standardizzazione delle condizioni ambientali, la pianificazione sulla base della stagionalità, e considerare eventuali fattori legati allo stile di vista dei partecipanti che possono interferire con le misurazioni. In altre parole, il test non è un contenitore neutro, ma un sistema complesso che, se opportunamente controllato, consente di valorizzare al meglio il prodotto.
Gli standard di riferimento
La complessità del testing è spesso acuita dall’assenza di schemi univoci che guidino con chiarezza la progettazione. Esistono linee guida e riferimenti internazionali che offrono strumenti utili ma il passaggio decisivo resta la capacità di tradurli in un protocollo coerente con prodotto, claim e contesto d’uso.
Un riferimento tecnico arriva, ad esempio, dal mondo dei trial clinici, dove la progettazione metodologica è più standardizzata. La linea guida SPIRIT (Standard Protocol Items: Recommendations for Interventional Trials), pubblicata nel 2013 e aggiornata nel 2025 (1), propone una checklist per rendere un protocollo completo e trasparente: obiettivi, set up dello studio, gestione e monitoraggio dei dati e analisi statistica. Nel complesso queste osservazioni indicano che l’esito dello studio deriva da una precisa impostazione metodologica definita fin dalle fasi preliminari.
Questo approccio diventa ancora più rilevante quando entrano in gioco tecnologie avanzate. L’estensione SPIRIT-AI (2), sviluppata per studi che includono sistemi di intelligenza artificiale, introduce indicazioni ancora più concrete: versione dell’algoritmo, qualità dei dati in ingresso, criteri di accettabilità e gestione degli errori devono essere definiti prima. Il messaggio, anche in questo caso, è semplice: più la tecnologia è sofisticata, più il protocollo deve essere strutturato.
Il valore del lavoro a quattro mani
Ed è qui che entra in gioco il ruolo centrale del laboratorio di testing competente. Affidarsi a una struttura specializzata significa integrare competenze esterne nel processo interno di sviluppo prodotto. Un laboratorio con esperienza metodologica è in grado di mettere a fuoco gli obiettivi e la gestione delle variabili critiche che si possono incontrare nel percorso. Questo confronto tecnico, se attivato fin dalle prime fasi, permette di allineare formulazione, razionale scientifico e strategia di testing.
Il percorso a quattro mani tra azienda e laboratorio consente di costruire un test coerente con il meccanismo d’azione del prodotto e con gli obiettivi di comunicazione. Il risultato va oltre una reportistica conclusiva ma diventa un insieme di dati costruiti in modo strutturato, pronti a supportare il prodotto. Oggi, infatti, il mercato non premia chi vanta più claims: premia chi dimostra meglio. Ciò significa investire nel test come parte integrante del processo di sviluppo e non come un passaggio finale. Se un protocollo è costruito bene, il valore del prodotto emerge in modo chiaro.
Riferimenti bibliografici
- Chan, AW., Boutron, I., Hopewell, S. et al. SPIRIT 2025 statement: updated guideline for protocols of randomized trials. Nat Med 31, 1784–1792 (2025)
- Cruz Rivera, S., Liu, X., Chan, AW. et al. Guidelines for clinical trial protocols for interventions involving artificial intelligence: the SPIRIT-AI extension. Nat Med 26, 1351–1363 (2020)
KEYWORDS
Cosmetica
Test
Design Sperimentale
Claim
Testing Cosmetico
Protocollo
Progettazione


