INGREDIENTE COSMETICO SOSTENIBILE: FACCIAMONE UNA QUESTIONE DI «SOSTANZA»

SOSTENIBILITÀ

INTRODUZIONE

Gli ingredienti cosmetici svolgono un ruolo cruciale nel successo complessivo dell’intera filiera. Da loro, infatti, dipendono in gran parte la sicurezza, la stabilità, la funzionalità e anche la sostenibilità del prodotto finito.

Durante il suo sviluppo, ogni ingrediente è oggetto di complessi processi di ricerca, sviluppo, produzione e verifica normativa, tutti passaggi necessari per renderlo realizzabile e utilizzabile.

L’attenzione scientifica e regolatoria che l’ingrediente cosmetico merita pienamente si realizza soprattutto attraverso una corretta comunicazione fra gli attori dell’intera filiera.

Ogni attore della filiera cosmetica può e deve quindi contribuire a garantire che durante l'intero processo siano salvaguardati elevati livelli di armonia, partecipazione e soddisfazione.

TUTTI SONO PIENAMENTE COINVOLTI

All’interno dei settori che dipendono dalla chimica – la cosmetica è sicuramente uno di questi – la valutazione della sostenibilità si basa su pochi, essenziali concetti:

  • ogni singola sostanza, indipendentemente dalla sua origine, è una sostanza chimica e come tale deve essere gestita;
  • ognuno ha la responsabilità di analizzare e mitigare gli impatti ambientali causati dalle proprie attività, indipendentemente dalla loro entità e dagli effetti che possono avere;
  • è necessario considerare e calcolare tutti gli impatti rilevanti relativi all’intera vita di una sostanza o prodotto, dall'estrazione al riciclo o smaltimento, attraverso il trattamento, la produzione, lo stoccaggio, la distribuzione e l'uso;
  • gli impatti devono essere calcolati seguendo metodi ufficiali, riconosciuti e condivisi, in modo che i dati ottenuti siano coerenti e comparabili;
  • la sostenibilità è una questione di filiera: un attore non virtuoso può vanificare il comportamento virtuoso di tutti gli altri;
  • anche le istituzioni governative hanno compiti precisi e svolgono un ruolo decisivo: possono creare infrastrutture adeguate e imporre l'adozione di misure pertinenti sulla base di scenari realistici.

Ad esempio, consideriamo la preparazione di una semplice tazza di tè. Un’infusione di origine vegetale in acqua calda incide almeno sul fabbisogno energetico per riscaldare l'acqua, sullo smaltimento delle foglie di tè tritate ed eventualmente della bustina, del detersivo per il lavaggio di tazze e cucchiaini, che si aggiungono alla produzione, la lavorazione e il trasporto attraverso gli oceani del tè, solitamente originario dell'India, della Cina o dell'Africa, fino alle nostre case (1, 2).

Questo semplice esempio ci permette di immaginare l’impatto di una produzione di tè a livello industriale destinata alla distribuzione su larga scala.

Ecco perché i dodici principi della Chimica Verde, che riguardano principalmente la progettazione e il miglioramento delle trasformazioni chimiche, non possono essere applicati dimenticando i nove principi dell’Ingegneria Verde, che riguardano processi e impianti industriali, ciascuno applicabile per rilevanza. Questi principi sono universalmente codificati e sono mostrati nello schema seguente (3).

Nella nostra tazza di tè, infatti, sono coinvolti almeno otto di questi principi, oltre ai quattro comuni a tutte le attività.

«NATURALE» COINCIDE CON «SOSTENIBILE»?

I prodotti cosmetici sono costituiti da ingredienti e i componenti di ogni ingrediente possono essere di diversa origine: vegetale, animale, minerale, sintetica e loro combinazioni. Per quanto riguarda la sostenibilità, la loro origine dovrebbe essere chiaramente indicata. Infatti, anche se è facile credere che le sostanze di origine naturale siano più sostenibili rispetto a quelle di altra origine, non necessariamente è così.

E ricordiamo che «Naturale» e «Sostenibile» sono ben lungi dall'essere sinonimi. «Naturale» nei cosmetici è una parola molto ben definita il cui valore quantitativo può essere calcolato secondo le Linee Guida ISO 16128 (4, 5) che definiscono in modo chiaro e inequivocabile come calcolare il livello di naturalità di una sostanza e quindi di ingredienti e prodotti cosmetici. È opportuno sottolineare che una norma ISO risulta dal lavoro di un team di esperti specializzati e stabilisce criteri che devono essere accettati e applicati. Il concetto di «Sostenibile», invece, trova la sua origine nei principi dell’Ecologia Industriale, e nello specifico in quelli della Chimica Verde e dell’Ingegneria Verde. Questi principi suggeriscono un percorso ben preciso verso comportamenti virtuosi in tutte le fasi di una filiera che ha a che fare con la chimica.

La Federazione Europea degli Ingredienti Cosmetici (EFfCI) ha pubblicato una guida specifica, la «IEQMS - Industrial Ecology Quality Management System» (6, 7) che propone un approccio originale e concreto a questo tema, con il posizionamento dei suddetti principi così come stabilito dall’Annex SL dell’ISO e quindi sul Ciclo di Deming, in modo che un'organizzazione di qualsiasi tipo possa facilmente integrarli nel proprio Sistema di Gestione della Qualità.


Figura 1. Principi della Chimica Verde e dell’Ingegneria Verde posizionati sul Ciclo di Deming (ISO Annex SL). Clicca sull'immagine per ingrandire.


Può succedere che una sostanza con un'alta percentuale di naturalità sia molto meno sostenibile di una sostanza la cui percentuale di naturalità sia pari o prossima allo zero. Non è quindi la naturalità di una sostanza a determinare quanto questa sia sostenibile; il livello di sostenibilità di una sostanza deve essere valutato attraverso tutti i suoi impatti durante il suo intero ciclo di vita, che dovrebbero essere calcolati prima di trarre conclusioni. Il Life Cycle Assessment (LCA) consente di calcolare i sette impatti canonici, ovvero energia primaria, impronta di carbonio, assottigliamento dello strato di ozono stratosferico, acidificazione (acquatica), eutrofizzazione (acquatica), smog fotochimico e rifiuti solidi (8).

Queste sette grandezze, a cui ne andrebbe aggiunta un'ottava, ovvero l'impronta idrica, sono calcolate nel corso del Life Cycle Assessment con i rispettivi fattori di peso.

Oltre alla nota serie ISO 14000 (9), il programma internazionale Responsible Care consente anche di ottenere dati, analizzare e valutare la situazione nelle aree Salute, Sicurezza e Ambiente (HSE) di un'attività (10). Secondo i dati ufficiali di Responsible Care, le aziende che applicano questo programma sono in media più sicure e hanno minore impatto rispetto alle altre.

Le affermazioni in questo ambito non possono quindi basarsi solo su buone intenzioni e tanto meno su dati ottenuti con metodi non ufficiali.


IN ARRIVO MISURE LUNGIMIRANTI

A oggi, nel mondo, esistono più di quattrocentocinquanta etichette ambientali volontarie (più di duecento nella sola UE). Tali etichette contengono affermazioni che spesso sono mal definite e scarsamente spiegate o non spiegate affatto. Queste affermazioni si basano spesso su metodi non comparabili per misurare e valutare gli impatti ambientali. Ciò crea confusione nei produttori e nei consumatori.

Una buona iniziativa della Commissione Europea è quella dell’imminente pubblicazione di una nuova Direttiva «sulla fondatezza dei green claim», che si aggiunge alla già ampia serie di norme a tutela del consumatore, secondo la quale le aziende avranno l'obbligo di giustificare le proprie dichiarazioni utilizzando metodi consolidati per determinare l'impronta ambientale dei prodotti e delle organizzazioni lungo l’intera catena del valore, dall’estrazione delle materie prime sino alla fine del ciclo di vita. Ciò può essere fatto utilizzando le quattordici categorie di impatto previste, ove applicabili (11, 12, 13).

Il Life Cycle Assessment (LCA) ne comprende sette, cinque delle quali, evidenziate con un asterisco qui sotto, rientrano nelle quattordici stabilite (14, 15, 16, 17):

  1. Impronta di carbonio *;
  2. Riduzione dell'ozono *;
  3. Tossicità umana - effetti cancerogeni;
  4. Tossicità umana - effetti non cancerogeni;
  5. Particolato/sostanze inorganiche respirabili;
  6. Radiazione ionizzante;
  7. Formazione fotochimica di ozono *;
  8. Acidificazione*;
  9. Eutrofizzazione - terrestre;
  10. Eutrofizzazione - acquatica*;
  11. Ecotossicità - acquatica d'acqua dolce;
  12. Uso del suolo;
  13. Esaurimento delle risorse: acqua;
  14. Esaurimento delle risorse - minerali e combustibili fossili.

Gli impatti causati da «energia primaria» e «rifiuti solidi» sono presenti solo nel Life Cycle Assessment e non vengono qui menzionati perché considerati ovvi.

Queste categorie di impatto saranno applicabili in base alla loro rilevanza: ad esempio, per la produzione di cosmetici, la produzione di tonnellate di CO2 equivalenti (tCO2 e) non sarà così importante quanto gli aspetti tossicologici e i parametri relativi all'impronta idrica.

È molto probabile che tutto il mondo si allineerà a questa iniziativa poiché ha il vantaggio di migliorare la tradizionale LCA rendendo il processo di valutazione più completo e più specifico. Si tratta di un passo fondamentale per sostenere la «transizione verde» poiché obbligherà le aziende industriali ad affrontare tutte le questioni correlate in modo serio e strutturato.

Il Parlamento Europeo e la Commissione Europea puntano all’attuazione di misure aggiuntive per garantire un’efficace tutela dei diritti dei consumatori nel contesto dell’Intelligenza Artificiale e dei sistemi decisionali automatizzati. Queste iniziative hanno lo scopo di tutelare il consumatore dalle pratiche commerciali sleali, garantendo così maggiore trasparenza e assicurando che nei sistemi decisionali automatizzati vengano utilizzati solo dati di alta qualità e non discriminatori (18).

LA REDAZIONE DEL «BILANCIO DI SOSTENIBILITÀ» È UN'OTTIMA SOLUZIONE

L'ingrediente cosmetico, proprio per la sua centralità nella filiera, rientra a pieno titolo in tutte queste considerazioni e se da un lato è logico che sia oggetto delle più disparate richieste di dati, è molto spesso oggetto di richieste stravaganti, non pertinenti o infondate.

Le richieste di dati sulla sostenibilità dovrebbero quindi basarsi solo su criteri di calcolo ufficiali, favorendo così un genuino flusso di comunicazione.

Per questo motivo, il Bilancio di Sostenibilità sviluppato con criteri ufficiali (19), oltre a essere un ottimo esercizio periodico per chi lo redige, costituisce un aiuto significativo per la corretta comunicazione di quanto un’organizzazione operi realmente in termini di sostenibilità e contribuisce alla verifica degli effettivi spazi di miglioramento.

VINCENZO PAOLO MARIA  RIALDI

Amministratore Delegato e Direttore Tecnico di Vevy Europe

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