QUANDO IL CAFFÈ

NON È

SOLO UN PIACERE

C’è chi lo beve per piacere e gusto, chi lo usa come sveglia mattutina, chi lo consuma per abitudine prima di andare al lavoro, o semplicemente come veicolo di socializzazione durante tutto il resto della giornata. Ce ne sono di tutti i tipi, espresso, macchiato, schiumato, lungo o ristretto, il caffè rappresenta da sempre una delle bevande più consumate al mondo. In base ai dati riportati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura, in sigla FAO, il consumo di caffè nei vari paesi è variabile, sia quantitativamente che per modalità ed abitudini. A livello mondiale, l’Italia si posiziona al decimo posto per il consumo di caffè (5.57 kg pro capite annui), ma i maggiori consumatori rimangono senza dubbio i Lussemburghesi ed i Finlandesi (FAO 2019 - 1). Nel Nord Europa il consumo di caffè si considera un vero e proprio sollievo, considerando le peculiari fredde condizioni climatiche. 


In Italia il consumo medio è di due tazzine al giorno, con una leggera differenza tra Nord e Sud. A Napoli, ad esempio, il consumo di caffè è ampiamente diffuso tanto da poter essere quasi definito un rituale, l’oro nero del culto partenopeo, oltre ad essere motivo d’ispirazione per molti testi di celebri canzoni. Dunque, ‘na tazzulella ‘e cafè, come diceva il tanto amato cantautore Pino Daniele non può far che bene! Ma analizzando nel dettaglio la composizione quali-quantitativa del caffè, i benefici sono superiori ai rischi? 

INTRODUZIONE

Ebbene sì, il caffè se assunto nelle giuste quantità può rappresentare un valido contribuente per il mantenimento del buono stato di salute. Il caffè è di fatti un’eccellente fonte di composti bioattivi in grado di modulare positivamente funzioni biologiche, rallentare o prevenire danni da radicali liberi, malgrado spesso si resta focalizzati al solo contenuto di caffeina. Oltre alla caffeina, nel caffè sono presenti molti altri componenti, benefici per la salute come acidi clorogenici (Vilas-Boas et al., 2020 - 2), diterpeni, composti volatili (Heo et al., 2020 - 3), melanoidine (Ripper et al., 2020 - 4) e fibre. Gli acidi clorogenici sono composti diffusissimi nei vegetali, appartenenti alla famiglia dei polifenoli, che ritroviamo in grande quantità nel caffè e che sono in grado di esercitare un importante ruolo biologico nei processi ossidoriduttivi. Il composto più abbondante è l’acido 5-caffeoilchinico usato spesso in rappresentanza dell’intera classe dei clorogenici. In uno studio svolto di recente presso il Dipartimento di Farmacia dell’Università “Federico II” è emersa la presenza contemporanea di ben undici acidi clorogenici presenti in tre diverse tipologie di caffè messe a confronto, il caffè espresso, il caffè americano ed il caffè solubile, correlata alla presenza di una spiccata attività antiossidante. Il contenuto medio di acido 5-caffeoilchinico è stato di 53,2 mg/100 mL: 12,3 per la tipologia caffè americano e 110,1 mg/100 mL per il caffè espresso (Castaldo et al., 2021 - 5). 


La caffeina è una sostanza appartenente alla famiglia degli alcaloidi in prevalenza di origine vegetale presente in quantità diverse in bibite ed alimenti. Il contenuto di caffeina nelle varie tipologie di caffè è variabile, il caffè decaffeinato ne contiene circa 5 mg, un espresso intorno agli 80 mg, ed il caffè americano contiene all’incirca 90 mg di caffeina. C’è da considerare che la quantità di caffeina nel prodotto finale è fortemente influenzata dalla diversa varietà di Coffea utilizzata per la preparazione del caffè, di fatti esiste una differente quantità di caffeina tra la varietà Coffea robusta ed arabica, con un valore di circa due volte superiore per Coffea Robusta (da Silva Portela et al., 2021 - 6). 

COMPOSTI BIOATTIVI DEL CAFFE’ 

Le proprietà salutari del caffè sono in gran parte attribuite alla sua ricca fitochimica (Hu et al., 2019 - 7). Il caffè è una bevanda che migliora l’umore, aiuta a stare svegli, migliora la concentrazione e le prestazioni mentali (Jamaludin et al., 2021 - 8; Lorenzo Calvo et al., 2021 - 9; Boolani et al., 2020 - 10). Una recente indagine condotta negli Stati Uniti confermerebbe che una pausa caffè durante le ore lavorative migliorerebbe la concentrazione correlata ad una maggiore produttività oltre a rappresentare una soluzione utile al mantenimento dell'equilibrio tra i dipendenti (Li et al., 2020 - 11).     


Essendo una ricca fonte di numerosi metaboliti naturali biologicamente attivi, possiede una varietà di effetti terapeutici e proprietà funzionali correlati a molteplici effetti benefici sulla salute umana. 


Ding et al., 2014 – 12 ha identificato mediante uno studio di metanalisi, un'associazione inversa tra consumo di caffè e diabete di tipo 2. Nell'analisi sono stati inclusi ventotto studi prospettici selezionati dal 1966 al 2013, con 1.109.272 partecipanti e 45.335 casi di diabete di tipo 2. Sia il caffè con caffeina che quello decaffeinato erano associati ad un ridotto rischio di diabete. Per spiegare l'associazione inversa tra consumo di caffè e il rischio di diabete sono state proposte diverse spiegazioni. Meccanismi biologici plausibili dimostrati in modelli animali e studi in vitro includono la riduzione della resistenza all'insulina ed il miglioramento del metabolismo del glucosio. L’acido clorogenico ed altri antiossidanti polifenolici presenti nel caffè potrebbero inibire l’assorbimento di glucosio a livello intestinale riducendo le concentrazioni dello stesso nel sangue. 


Il caffè e i suoi componenti vantano diverse proprietà neuroprotettive che riducono il rischio di declino cognitivo e altre malattie neurodegenerative (Carneiro et al., 2021; - 13; Wasim et al., 2020 - 14; Yenisetti et al., 2016 - 15). Molti studi epidemiologici hanno dimostrato che il caffè riduce il rischio di sviluppare demenza, ictus e morbo di Alzheimer (Blum et al., 2019 - 16; Poole et al., 2017 - 17). Diversi studi condotti in tutto il mondo riportano un'associazione inversa tra consumo di caffeina/caffè e rischio di sviluppare il morbo di Parkinson (PD) (Herden et al., 2020 - 18; Ross et al., 2020 - 19). Una revisione sistematica pubblicata dalla rivista Journal of Alzheimer's Disease ha stimato l’effetto dell’esposizione del consumo di caffè sull’incidenza della malattia neurodegenerativa mediante una metanalisi di studi epidemiologici già pubblicati. Per la valutazione sono stati inclusi ventisei studi: 7 di coorte, 2 caso-controllo nidificati, 16 caso-controllo e 1 studio trasversale. I dati confermano un'associazione inversa tra l'assunzione di caffeina e il rischio di PD (Costa et al., 2010 - 20).  


Da uno studio condotto in Francia nel 2020 che ha analizzato la relazione tra l'assunzione regolare di caffè e le prestazioni neurocognitive in pazienti coinfettati con il virus dell'immunodeficienza umana e il virus dell'epatite C, condizione per la quale si assiste ad un invecchiamento accelerato e deterioramento cognitivo precoce, è stata dimostrata un'associazione positiva tra l'assunzione elevata di caffè (tre o più tazzine al giorno) e parametri di funzionamento neurocognitivo, suggerendo che l'assunzione di caffè può essere neuroprotettiva in questi pazienti (Antwerpes et al., 2020 - 21). 


Studi recenti hanno mostrato un'apparente relazione tra un consumo moderato di caffè e una probabilità significativamente inferiore di ammalarsi di cancro al colon-retto. Gan et al., 2015 - 22 da uno studio di metanalisi condotto su 2.046.575 partecipanti e 22.629 pazienti con cancro del colon-retto (diciannove studi di coorte prospettici valutati) ha confermato che per un consumo medio di 4 tazze al giorno di caffè il rischio di cancro al colon si riduceva del 7%. Hu et al., 2018 - 23 ha esaminato la relazione tra cancro al colon retto e consumo di caffè su 1599 pazienti. Ai partecipanti è stato chiesto con quale frequenza durante l'anno precedente avessero consumato caffè. I pazienti che avevano consumato almeno 4 tazze di caffè al giorno manifestavano un rischio inferiore del 52% di morte specifica per cancro al colon retto. Inoltre, è stata segnalata una riduzione del rischio di cancro del colon-retto anche per il caffè decaffeinato, indicando oltre alla caffeina anche altri componenti come responsabili dell'aumento della protezione.  


Secondo l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) il consumo giornaliero di caffeina è da considerarsi sano e sicuro se non si superano i 200 mg in un singolo utilizzo e i 400 mg nell’arco di una giornata (EFSA - 24). Chiaramente un abuso di caffeina può creare effetti negativi all’organismo, specialmente per particolari categorie di soggetti. Essendo un noto stimolante, può provocare insonnia, potenziamento delle aritmie così come l’aumento del battito cardiaco, ansia, mal di testa, nausea, e irrequietezza (Nehlig et al., 2016 - 25).       

EFFETTI BIOLOGICI CORRELATI AL CONSUMO DI CAFFE’ 

Consumato in dosi moderate e con costanza quotidiana, il caffè oltre ad influenzare positivamente la sfera emotiva può contribuire al benessere dell’organismo. Grazie soprattutto agli acidi clorogenici in esso contenuto, il caffè anche decaffeinato, è tra le fonti naturali più ricche in composti antiossidanti, valido supporto nella prevenzione di patologie neurodegenerative e metaboliche. Complessivamente, l'opinione corrente è che l'assunzione di caffè eserciti molteplici benefici per la salute nell'uomo. La ricerca esistente ritiene che il caffè abbia un grande potenziale, ma sono ancora necessari ulteriori studi per chiarire i meccanismi e le effettive relazioni causali in alcune neuropatologie.

CONCLUSIONI

LUANA IZZO

Dip. di Farmacia, Univ. degli Studi di Napoli “Federico II” | Italia

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