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Liquirizia

UTILIZZO A TAVOLA

Glycyrrhiza glabra L., sicuramente meglio conosciuta come liquirizia, è una specie i cui primi utilizzi risalgono a circa 6000 anni fa, ai tempi dei faraoni e delle piramidi, come testimoniano alcuni ritrovamenti all’interno di tombe reali. Il suo nome scientifico deriva dalle parole greche “glykys” e “rhiza”, ossia “dolce-radice”. Le sue tradizioni di utilizzo, per lo meno quelle giunte fino a noi di cui abbiamo testimonianze, provengono dalla fascia euro-asiatica, ed in particolare ne esistono tre riconosciute, provenienti però da altrettante culture che hanno pochi punti di contatto tra loro:

  1. Consolidatasi verso il I sec d.C., la tradizione mediterranea vede la liquirizia utilizzata grezza per la preparazione di infusi e decotti con utilizzi limatati a mal di gola e mal di petto, come riportato da Dioscoride nel suo “De materia medica” (60-78 d.C).
  2. Sicuramente molta più importanza, anche e soprattutto per il maggior numero di utilizzi, viene attribuita a liquirizia dalla tradizione indiana. Infatti, i sacri testi vedici (II-VII sec d.C.) la riportano come ingrediente fondamentale per la preparazione di un gran numero di medicinali destinati non solo a problematiche respiratorie o infiammazioni della gola, ma alla risoluzione di moltissime problematiche tra cui la purificazione dell’anima, tanto da essere intesa come “sostanza divina”; viene inoltre citata come edulcorante.
  3. La tradizione più importante risulta però sicuramente quella cinese. Già i primi trattati medici risalenti ad alcuni secoli a.C. le attribuiscono un ruolo chiave per la cura di molte patologie, con la vera e propria consacrazione che si riscontra nel “Ben Jing”, la prima opera che cita direttamente liquirizia. La MTC (Medicina Tradizionale Cinese) attribuisce infatti a liquirizia attività nei confronti di catarro, tosse, dispnea, spasmi, dolore e tonificante del “qi”, inteso come forza vitale, del cuore e della milza.

Ovviamente non tutte le liquirizie sono uguali e, infatti, mentre il bacino mediterraneo, soprattutto sud Italia e Spagna, è caratterizzato dalla presenza di G. glabra, spostandosi verso l’estremo oriente ci si ritrova prettamente di fronte a G. uralensis Fish., predominante in Cina e caratterizzata da radici e fusti decisamente meno fini.

I pochi punti di incontro delle culture mediterranea, indiana e cinese hanno fatto sì che, dipendentemente dal luogo, gli utilizzi e la storia vera e propria di liquirizia prendessero diverse strade. Infatti, a partire dal V secolo d.C., mentre in Cina, dai primi utilizzi fino praticamente ai giorni odierni, l’utilizzo di liquirizia è sempre stato relativo alle radici ed alla polvere a scopo medicamentoso, lo sviluppo tecnologico in Europa fu fondamentale per la globalizzazione di G. glabra, sia come materia prima che dei suoi prodotti derivati. Ed è proprio a partire da questi anni che liquirizia arriva sulle nostre tavole, determinando la nascita di un nuovo mercato: nei primi decenni del ‘500 iniziarono infatti a diffondersi, soprattutto nel nord Europa, le prime pastiglie dure di liquirizia ottenute dalla bollitura delle radici e successiva essiccazione.

Apprezzatissima anche nel settore liquoristico, la preparazione del liquore alla liquirizia risulta essere molto semplice: per ottenere un litro di liquore basterà portare ad ebollizione mezzo litro di acqua ed aggiungere 100 g di polvere di radici di liquirizia e 500 g di zucchero, poco alla volta, continuando ad agitare fino a completo discioglimento. Una volta raffreddato si può aggiungere il restante mezzo litro di alcool puro e imbottigliare e servirsi alla fine dei pasti[5][6][7].

Riferimenti bibliografici

Dalla prime pastiglie, molto rapidamente iniziò la produzione di molte altre forme, come bastoncini, panetti e losanghe, tanto che in meno di un secolo il mercato del succo di liquirizia soppiantò economicamente quello della radice grezza, raggiungendo tutte le più grandi città europee e arrivando anche in America, per essere venduto nelle farmacie sia ai pazienti che ai produttori di farmaci. È però nell’800 che liquirizia approda definitivamente sulle nostre tavole, quando la diminuzione del suo prezzo e il contemporaneo affermarsi di “sostanze di piacere” come cacao, tè, caffè e tabacco, spostano l’interesse per questa radice verso un uso “ludico” e non più solo medicamentoso; in questo modo, non più strettamente vincolata ai limiti imposti dalle farmacopee nazionali, inizia ad essere mescolata con altre sostanze per la produzione di prodotti del settore dolciario. Inizia quindi la corsa al profitto economico a discapito del prodotto di qualità, passando da prodotti contenenti il 30-50% di estratto fino alle prime caramelle gommose alla liquirizia, che ne contengono appena il 2-3%[1][2][3][4].

Ad oggi l’utilizzo alimentare di liquirizia è diffuso in tutto il mondo con una prepotente prevalenza di prodotti che rientrano all’interno del settore dolciario: dalle rondelle gommose, alle scaglie, alle già citate pastiglie, e tante altre tra cui le radici stesse. Nel complesso, la polvere delle radici di G. glabra può essere utilizzata come aromatizzante per una quantità infinita di piatti di ogni portata, che essi siano antipasti, primi, secondi o dessert.

BOTANICA & FITOCHIMICA

Come già accennato, l’odierna coltivazione di liquirizia si estende in tutto il mondo: Francia, Spagna, Grecia, Turchia, Uzbekistan, Siria, Afghanistan, Cina, ma anche Australia, Nord America e India oltre che, ovviamente, alla nostra penisola, sono i posti dove produzione e coltivazione di liquirizia risultano essere maggioritari. In totale sono circa 20 le specie conosciute ma, sicuramente, la più rinomata e investigata a livello scientifico è Glycyrrhiza glabra L.[8][9][10].

Si tratta di una specie perenne che può raggiungere un massimo di altezza di circa 2 metri, appartenente alla famiglia delle Fabaceae. Le foglie sono alterne, picciolate e imparipennate e presentano una forma ovale. I fiori, di colore bluastro talvolta violaceo, sono raccolti in spighe ascellari erette, di lunghezza inferiore rispetto alle foglie. I frutti (baccelli) si presentano come oblunghi e compressi e presentano al loro interno da 1 a 4 semi. Presenta radici e stoloni cilindrici di colore bruno-giallastro all’esterno e gialle internamente. La droga è costituita dalle radici e dagli stoloni essiccati[9][10][11][12].

Senza ombra di dubbio, le saponine triterpeniche sono i costituenti chimici più abbondanti all’interno del fitocomplesso e, tra queste, spicca la miscela di sali di potassio, calcio, magnesio e/o ammonio dell’acido glicirrizico, a sua volta glicoside dell’acido 18β-glicirretinico; a questa miscela di sali è dato il nome di glicirrizina. Nella liquirizia può arrivare a rappresentare il 15% in peso (calcolato con metodica UV) della droga essiccata. Contribuisce a conferire il sapore dolce, infatti il potere edulcorante di tale componente è 50 volte superiore a quello del saccarosio, il comune zucchero utilizzato nella nostra dieta[11][13].

Dal ricchissimo fitocomplesso di liquirizia sono state isolate e caratterizzate circa 400 molecole, tra cui altre saponine triterpeniche, flavonoidi e cumarine; quelle di maggior interesse fitoterapico vengono riportate nella tabella sottostante[8][11]:

Riferimenti bibliografici

UTILIZZO IN TERAPIA

Utilizzata tradizionalmente da centinaia di anni, la liquirizia è una pianta medicinale presente in molti testi ufficiali di medicina occidentale e orientale. È presente nelle Monografie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nelle Monografie dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), essendo presenti medicinali a base di liquirizia nell’Unione Europea (la monografia riguarda Glycyrrhiza glabra L.; Glycyrrhiza inflata Bat.; Glycyrrhiza uralensis Fisch., le quali si differenziano non solo da un punto di vista etnobotanico, ma anche a livello morfologico[7]), è presente in Farmacopea Europea, in quella Cinese ed è stata inserita nel 2018 dalla Chinese National Health Commission nella lista delle “traditional edible-medicinal herbs”, contenenti 101 specie vegetali tradizionali. Le indicazioni terapeutiche associate alla liquirizia sono principalmente quella dei disturbi gastrici, infiammazioni gastrointestinali e come espettorante e antitussivo in caso di affezione respiratoria. La Monografia OMS riporta come preparazioni utilizzabili sia l’estratto secco che l’estratto etanolico fluido titolato al 3-5% di acido glicirrizico, e la radice di liquirizia (Liquiritiae radix) contenente almeno il 4% di acido glicirrizico, con dosaggi consigliati di 5-15 g/die di droga, corrispondenti a 200-800 mg di glicirrizina e da 1,5 a 3 g di Succus liquiritiae per il trattamento delle faringiti, come espettorante per il trattamento di tosse e catarro bronchiale, per la profilassi e la cura delle ulcere gastro-duodenali, come agente antinfiammatorio e per prevenire i danni epatici (stessa cosa per la Commissione E tedesca)[11][12][13].


A proposito di G. glabra, ossia la “nostra” liquirizia, più facile da trovare nel bacino Mediterraneo rispetto le altre specie, le sue proprietà e attività erano, come abbiamo visto, già state intuite nel I sec d.C., quando veniva utilizzata per il trattamento delle affezioni del tratto respiratorio superiore, soprattutto di natura flogistica, come visto, una indicazione tutt’oggi ancora associata all’uso di preparazioni di liqurizia; di fatto le proprietà antinfiammatorie del fitocomplesso della liquirizia sono state evidenziate in diversi modelli sia in vitro che in vivo. In particolare, la glicirrizina e l’acido glicirrizico sono in grado di inibire la produzione di mediatori dell’infiammazione come prostaglandine, leucotrieni e citochine proinfiammatorie come TNFα e IL-6 oltre che bloccare l’attivazione del fattore NF-κB. La proprietà antiflogistica può risultare utile come adiuvante anche per trattare patologie infiammatorie gastrointestinali come gastrite cronica, morbo di Crohn e colite ulcerosa. I costituenti a cui è ascrivibile tale attività sono flavonoidi, isoflavoni e saponine le quali agiscono sinergicamente con tutto il fitocomplesso, potenziando l’effetto antinfiammatorio di liquirizia. Infatti, soprattutto le saponine, mimano il farmacoforo per i recettori steroidei, esplicando in tal modo un comportamento simil-corticosteroide[9]. Sembra inoltre che tale attività, a livello cerebrale, possa essere utile per prevenire malattie neurodegenerative come morbo di Alzheimer e Parkinson ma, al momento, sono sicuramente fondamentali ed indispensabili ulteriori studi per confermare i parametri di efficacia e sicurezza. Ad oggi, anche attraverso modelli in vivo, liquirizia ha mostrato di poter fornire attività di protezione delle cellule nervose e di essere in grado di migliorare la funzione cognitiva. Essa ha infatti una spiccata attività antiossidante tramite cui riesce a combattere i radicali liberi, riducendo il danno ossidativo a livello cerebrale e contribuendo a ridurre il declino cognitivo. A questo si aggiunge la capacità da parte dell’acido glicirrizico di aumentare l’espressione del BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor), proteina fondamentale per la crescita e la plasticità neuronale, inoltre, insieme alla glicirrizina, posseggono la capacità di prevenire i processi apoptotici delle cellule nervose, agendo su pathways di segnalazione cellulare implicate nei processi di crescita, differenziazione e sopravvivenza cellulare[14][15][16][17][18].

Spiccata risulta essere anche l’attività antibatterica: sempre glicirrizina e acido glicirrizico in particolare, ma sempre in sinergia con le altre molecole del fitocomplesso, esplicano un'azione diretta sia contro batteri Gram+ e Gram-, tra cui Staphylococcus aureus, Escherichia coli e Pseudomonas aeruginosa. La liquirizia ha anche dimostrato attività antivirale contro virus come Herpes simplex, l'influenza ed epatite C.

In diversi studi è stato valutato come l’acido glicirrizico agisca interferendo con la membrana cellulare dei batteri, causandone cambiamenti di permeabilità ed integrità che, a loro volta, portano alla morte del microrganismo. Allo stesso tempo, la glicirrizina inibisce la sintesi di proteine batteriche, essenziale per la loro crescita e riproduzione. Risulta essere quindi un valido ausilio soprattutto per trattare infezioni batteriche del tratto urinario, della pelle e delle mucose o per prevenire infezioni in pazienti con un sistema immunitario compromesso e accelerare la guarigione delle ferite[19][20][21][22].

Numerosi sono anche gli studi effettuati dalla comunità scientifica per valutarne il potenziale quando i livelli di glucosio ematico risultano essere troppo elevati e quindi del diabete. Sembrerebbe infatti che liquirizia (acido glicirrizico in particolare), sia in grado di migliorare la glicemia e la sensibilità all'insulina nei pazienti con diabete di tipo 2, inibendo l’enzima responsabile dell’idrolisi degli zuccheri composti, ossia l'alfa glicosidasi, fondamentale per la digestione dei carboidrati, rallentando in questo modo l'assorbimento del glucosio ematico, aumentando la secrezione di insulina, diminuendo i livelli ematici di glucosio e dunque l’emoglobina glicata (HbA1c)[23][24].

La liquirizia ha dimostrato effetti antiproliferativi e pro-apoptotici in diverse linee cellulari tumorali. In particolare, è stato visto come l’estratto acquoso sia in grado di inibire, sia in vitro che in vivo, la proliferazione di alcune linee cellulari tumorali, bloccando inoltre l’angiogenesi in test in vivo. Molti sono i rapporti a proposito degli effetti antitumorali delle singole molecole isolate: l’acido glicirretinico sembra essere in grado di indurre modifiche a livello mitocondriale, inducendo l’apoptosi delle cellule tumorali. Liquirizia è stata anche in grado di causare l’arresto del ciclo cellulare in G2/M in diverse linee tumorali, interrompendo inoltre la formazione dei micronuceli e l’aberrazione cromosomica in cellule del midollo osseo di topi albini[14][17][19].


Esistono però delle avvertenze riguardanti l’impiego di liquirizia in determinate condizioni. Oltre al fatto che, in via del tutto cautelativa, l’utilizzo di prodotti contenenti Radix Glycyrrhizae è sconsigliato in allattamento e in età pediatrica, c’è anche da dire che l’acido glicirretico, l’aglicone che si forma dall’idrolisi della glicirrizina, è in grado di inibire l’enzima preposto alla conversione del cortisolo in cortisone, l’11-HSD (11-idrossisteroide deidrogenasi); tale meccanismo implica un incremento dei livelli renali di cortisolo, il quale agisce sui recettori mineralcorticoidi, determinando una ritenzione di sodio. Le conseguenze di questo riassorbimento sono il richiamo osmotico di acqua, che aumentando la volemia contribuisce all’aumento pressorio, oltre che alla formazione di edemi e ipokaliemia. Per questo, come riporta anche la Commissione E tedesca, ne è vivamente sconsigliato l’uso da parte di pazienti ipertesi, che soffrono di insufficienza renale o cirrosi epatica e donne in gravidanza. Deve inoltre essere evitata la concomitante assunzione di corticosteroidi, diuretici, lassativi, glicosidi digitalici[11][12][25].

Riferimenti bibliografici

NUTRA

Gli usi tradizionali e nella moderna medicina hanno ovviamente trovato impego anche nel settore NUTRA per il miglioramento o il mantenimento di funzioni fisiologiche. Vengono utilizzati estratti titolati in glicirrizina, ma anche quelli deglicirrizinati, con contenuti di glicirrizina generalmente inferiori all’ 1% per evitare l’insorgenza di quegli effetti collaterali ascrivibili principalmente di questa miscela di saponine[1][2][12]. I distretti dell’organismo principalmente interessati dai suoi effetti benefici, indicati anche nelle “Linee guida ministeriali di riferimento per gli effetti fisiologici” del Ministero della Salute (Decreto 9 Luglio 2012 “Disciplina dell’impiego negli integratori alimentari di sostanze e preparati vegetali”), sono quello digerente, articolare e respiratorio[33][34][35].

A livello del sistema gastrointestinale, gli estratti di liquirizia più spesso utilizzati sono quelli deglicirrizinati che vengono utilizzati prettamente per la loro attività antiulcera sia a livello gastrico che duodenale, oltre che come adiuvanti per gli spasmi dolorosi associati alla gastrite cronica. Le molecole principalmente attive risultano essere in questo caso i flavonoidi come la glabridina[33][34][35][36][37][38].

È stata osservata una promettente attività anti-artritica adoperando estratti di rizomi di liquirizia, la quale viene ulteriormente potenziata sinergicamente se co-somministrati con estratti di boswellia (Boswellia serrata Roxb. Ex Colebr.)[39][40].

I principali effetti nutraceutici della liquirizia si ricercano a livello del sistema respiratorio, dove essa esplica le sue azioni antitussiva ed espettorante in quanto secretolitica e secretomotoria, associate anche alle attività antimicrobica, antivirale e antinfiammatoria che, nel loro insieme, permettono il mantenimento di buone condizioni di salute per tutto il sistema, dalle vie respiratorie superiori (naso e gola) a quelle inferiori (bronchi). In particolare, sono stati evidenziati gli effetti benefici nel trattamento di gola secca, tosse e catarro bronchiale, associati alla presenza di glicirrizina (espettorante) e i glicosidi della liquiritina (apioside) (antitussiva)[38][40][41][42].

Molte altre attività della liquirizia sono state studiate in campo nutraceutico, tra cui possono essere citate: proprietà epatoprotettive, attività neuroprotettiva; effetto sedativo, attività simil-ormonale estrogenica e androgenica, attività ipoglicemizzante, attività immunomodulante, attività antiallergica e infine diminuzione ponderale nel diabete mellito[33][42][43].

I prodotti che si ritrovano oggi sul mercato si presentano in diverse forme, in associazione con altri prodotti naturali e, tra i più commercializzati si ritrovano generalmente[44][45][46][47]:

  • spray gola come antitussivo ed espettorante
  • compresse e tabs di estratti deglicirrizinati per acidità gastrica e reflusso esofageo e per ridurre l’acidità
  • estratto liquido per la fluidità delle secrezioni bronchiali, per il benessere del tratto respiratorio superiore e per mantenere la normale funzionalità articolare.

L’assunzione dovrebbe essere prevista non oltre le 4-6 settimane di trattamento, per evitare l’insorgenza dei suddetti effetti indesiderati. Da studi tossicologici emerge che l’ingestione giornaliera complessiva non deve comunque superare gli 0,229 mg/kg/die di glicirrizina[15].


LO SAPEVI CHE…

  • Nel linguaggio cinese corrente la parola “liquirizia” sta anzi un po’ come la parola “prezzemolo” nell’italiano: qualcosa che è presente un po’ dappertutto[2].
  • La liquirizia italiana è reputata una specialità a livello mondiale, tanto che quella calabrese, in particolare quella proveniente da Rossano (CS), è reputata la migliore al mondo[48].
  • Gli olandesi sono pazzi di liquirizia: infatti è stato stimato che l’Olanda sia la nazione dove viene consumata maggiormente, circa 32 milioni di Kg di media all’anno[48].
  • La liquirizia rossa non è liquirizia: questa infatti riprende semplicemente le classiche forme dei vari dolciumi realizzati con la radice di Glycyrrhiza ma, in realtà, viene realizzata con grano, zucchero, sciroppo di mais e con aromi naturali e artificiali di fragola o ciliegia o lampone[48].

Riferimenti bibliografici

BEAUTY

Dagli utilizzi tradizionali delle più antiche civiltà fino ad arrivare alle simpatiche forme spiralizzate che tanto deliziano i palati di grandi e piccoli, la liquirizia, conosciuta anche come ora nero trova il suo posto anche dei due settori principi di questa rubrica, ossia il cosmetico (BEAUTY) e il nutraceutico (NUTRA).

Molti sono i prodotti cosmetici presenti sul mercato all’interno dei quali è possibile rintracciare liquirizia. Creme e sieri, solitamente contenenti anche SPF (fattori per la protezione solare) per permetterne un utilizzo quotidiano, vengono venduti per il loro effetto anti-aging, contro l’iperpigmentazione e per schiarire la pelle. Per gli stessi effetti, si ritrovano molti altri prodotti a base di estratto di liquirizia come detergenti, tonici per viso e scalpo, shampoo e trucchi (fondotinta, creme per il contorno-occhi, rossetti, BB creams, ecc.) [26].

L’effetto anti-aging è da ascrivere ad una moltitudine di azioni, quella antiossidante in particolare, che i composti presenti nella liquirizia hanno dimostrato di possedere su tappe chiave dell’invecchiamento cutaneo. La produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) a causa di vari fattori ambientali, soprattutto l’esposizione ai raggi UV, è direttamente collegata all’aumento della produzione di citochine pro-infiammatorie e dell’attività di particolari enzimi, le metalloproteasi (MMP), che degradano la matrice extracellulare, portando, nel lungo termine, alla perdita dell’integrità strutturale della pelle e alla comparsa delle rughe.

Riferimenti bibliografici

All’acido glicirretinico che, come già anticipato, ha mostrato effetti anti-infiammatori, antiossidanti e antimicrobici fondamentali nel ridurre lo stress ossidativo della cute[2] si aggiungono anche altre molecole in grado di esplicare i medesimi effetti, tra cui molti polifenoli. Gli estratti di liquirizia, dunque, si mostrano efficaci strumenti nella prevenzione dell’invecchiamento della pelle, in grado di sfiammare la cute, e di esplicare le loro caratteristiche antiossidanti, anti-radicaliche (effetto scavenger sui ROS), foto-protettive e di inibizione delle MMP.[26][27][28][29]

In aggiunta, molecole come glabridina, glabrene, isoliquiritigenina e licocalcone-A sono esempi di molecole riscontrabili negli estratti di liquirizia che posseggono attività inibitoria nei confronti delle tirosinasi, ossia gli enzimi chiave nella biosintesi della melanina, la molecola responsabile della colorazione della pelle. Molecole che agiscono come inibitori di questi enzimi sono da diversi anni sotto esame per i loro effetti sia di schiarimento della pelle, sia come rimedi terapeutici contro l’iperpigmentazione e molti composti fenolici come quelli appena citati hanno dimostrato questa attività.

Gli estratti di liquirizia hanno mostrato un’interessante attività nel promuovere la crescita dei capelli, paragonabile anche a quella del minoxidil, oltre a ridurne efficacemente la caduta. I capelli sono riconosciuti come indicatori della salute e la ricerca di nuovi trattamenti e prodotti per capelli è in continua evoluzione. Inoltre, alcuni studi su tonici per lo scalpo contenenti liquirizia hanno anche prodotto una riduzione dei marker pro-infiammatori della forfora, oltre a mostrare attività anti-fungina e antimicrobica contro la forfora prodotta da patogeni[26][28][29].

Diversi studi hanno visto il possibile utilizzo della liquirizia anche come trattamento anti-acne. È stata osservata una marcata attività antibatterica verso Propionibacterium acnes, uno dei principali batteri causa dell’acne, con successivo sviluppo di resistenza trascurabile rispetto ad un trattamento con eritromicina. Oltre all’azione antimicrobica, è stato proposto anche un effetto mediato da un’attività anti-androgena. In ogni caso, è da sottolineare che la liquirizia potrebbe avere il potenziale per diventare un trattamento standard per l’acne[26][28].

Possiamo quindi affidarci a[30][31][32]:

  • maschere schiarenti o creme viso e corpo a base di liquirizia per contrastare l’iperpigmentazione
  • shampoo o lozioni da applicare sul cuoio capelluto per combattere la forfora e rafforzare i capelli, dove liquirizia si ritrova spesso in associazione con altri prodotti naturali

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