ACIDI ESFOLIANTI PER UN TOCCO GLOW

(1a PARTE)

Cosa siamo disposti a fare per avere una pelle perfetta? Probabilmente tutto, talvolta anche a discapito del buon gusto, ma soprattutto del nostro benessere. Eccoci, quindi, a seguire, più o meno consapevolmente, i consigli di influencer o celebrities, e adottare beauty trends diffusissimi oltreoceano, senza tener conto delle reali esigenze della nostra pelle. Uno degli ultimi tormentoni cosmetici vede protagonisti i prodotti esfolianti, con particolare riferimento agli acidi organici. Siamo abituati a conoscerli come Alfa e Beta IdrossiAcidi (AHA e BHA), o più comunemente, acidi della frutta; di fatto, questi ingredienti aiutano a rinnovare la pelle, rendendola uniforme e luminosa grazie alla loro principale funzione esfoliante, da cui deriva un gradito effetto “baby skin”, diventato quasi un’ossessione.

Sebbene si preferisca differenziare tra scrub o gommage in ambito cosmetico-estetico-professionale, e peeling in ambito medico, entrambi questi termini vanno a definire, in generale, il processo dell’esfoliazione. Questi trattamenti vanno però eseguiti correttamente, attenendosi scrupolosamente alle indicazioni di esperti in materia, pronti ad aiutarci a districare i nostri dubbi quando ci addentriamo nel labirinto delle scelte del prodotto ideale per noi.


INTRODUZIONE

La pelle è costituita da più strati; il più esterno è lo strato corneo, formato da cellule morte. In media, l’epidermide si rinnova completamente ogni 30 giorni circa e, quindi, progressivamente, queste cellule morte si distaccano continuamente dalla sua superficie nel corso del processo di desquamazione.

L’esfoliazione consiste nel favorire l’allontanamento delle cellule morte epidermiche, responsabili del colorito spento, al fine di liberare gli strati sottostanti e conferire un tocco glow all’incarnato.

A seconda del meccanismo d’azione, questo processo può essere di tipo fisico o chimico.

Andando più nel dettaglio, l’esfoliazione fisica prevede un’azione meccanica di sfregamento attribuita alla particolare caratteristica microabrasiva di alcuni ingredienti realizzati triturando, ad esempio, gusci di noci, nocciole, o mandorle, semi di pesca, albicocca, ciliegia, o uva (1, 2), per poi ottenere particelle solide in polvere a granulometria diversa, selezionata opportunamente sulla base di un’azione scrub più o meno delicata, della tipologia di pelle da trattare, e della gradevolezza della texture del prodotto finito (3). L’impiego di queste matrici vegetali in sostituzione dei granuli a base di microplastiche, ormai obsoleti, oltre che per ottemperare alla vigente normativa cosmetica in tema, ha messo in luce l’upcycling quale strategia utile per recuperare e valorizzare rifiuti provenienti dalla filiera agro-alimentare (4, 5, 6, 7). Altre alternative molto in voga per formulare scrub e gommage sono: microsfere a base di sabbia vulcanica, o biodegradabili a base di cellulosa, microcristalli di zucchero di canna o sale dell’Himalaya, microparticelle di bambù, polvere di riso, semi di rosa canina, argille come il caolino. Anche microsfere a base di una cera liquida composta da esteri monoinsaturi, ottenute dalla lavorazione del seme di jojoba (Simmondsia chinensis), hanno suscitato particolare interesse in virtù della loro azione esfoliante delicata (1). Nei bagni turchi orientali, invece, viene da secoli impiegata una fibra estratta dalla luffa, una pianta rampicante appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee, per eseguire un massaggio delicato o vigoroso su viso e corpo, a seconda che venga applicata, rispettivamente, allo stato umido o secco (1). Gli esfolianti fisici sono molto apprezzati dai consumatori grazie alla loro azione diretta, e proporzionale alla durata del massaggio, in fase di applicazione.

L’esfoliazione chimica prevede l’applicazione cutanea di una o più sostanze, i cosiddetti acidi organici o idrossiacidi, che generalmente determinano un disfacimento controllato di alcuni strati della pelle grazie alla loro azione cheratolitica, ovvero indeboliscono i desmosomi, giunzioni intercellulari presenti tra i cheratinociti dello strato corneo, con conseguente desquamazione, accelerazione del ricambio cellulare, e stimolazione di epidermide e derma (1, 8).

In funzione della profondità del trattamento, il peeling chimico è stato classificato in: molto superficiale, superficiale, medio-profondo, e profondo (1, 8); è bene specificare che queste ultime due modalità vengono generalmente effettuate da personale medico, e sono riservate a condizioni dermatologiche quali acne, cicatrici, e cheratosi attiniche. Anche pelli secche, senescenti e stressate possono trarne beneficio; per queste ragioni, sono state formulate linee di prodotti ad uso ambulatoriale, domiciliare (trattamenti “home care”), oppure applicati nei centri estetici (cosmetici professionali), che differiscono in base a tipologia e concentrazione degli ingredienti funzionali presenti. Gli idrossiacidi, infatti, sono ampiamente utilizzati in ambito dermocosmetico a concentrazioni minori, in quanto manifestano un’azione più blanda, e risultano buoni coadiuvanti nella prevenzione e nel trattamento delle pelli miste o a tendenza acneica, ma anche per migliorare l’aspetto di discromie che possono comparire in gravidanza, in conseguenza dell’assunzione di particolari classi di farmaci, oppure in seguito a fenomeni infiammatori a livello cutaneo (1).


TRATTAMENTI DERMOCOSMETICI ESFOLIANTI

Assodato che la “forza” del peeling non dipenda soltanto dalla concentrazione della molecola di acido scelta per la formulazione di un prodotto esfoliante, è necessario anche considerare la sua zona di applicazione, la frequenza d’uso, il tipo di pelle, e l’età (1).

In generale si consiglia un trattamento esfoliante soprattutto intorno ai 40 anni, quando il turnover epidermico tende a rallentare, e le cellule cornee, rimanendo attaccate più a lungo sull’epidermide, conferiscono alla pelle un aspetto spento, meno compatto e luminoso (1). Con l’avanzare dell’età, inoltre, anche i fibroblasti producono fibre collagene ed elastiche qualitativamente e quantitativamente diverse; per questo le funzioni di sostegno ed elasticità svolte dal derma vengono progressivamente a mancare. Un altro parametro determinante per l’efficacia di un prodotto esfoliante è il pH finale della formulazione che contiene l’idrossiacido scelto.


Non bisogna dimenticare che anche la pelle, per mantenere la sua omeostasi necessaria ad assicurare le sue funzioni idratanti, protettive, metaboliche, endocrine, di difesa dai microrganismi patogeni, e preservare il suo benessere, ha un suo valore di pH ottimale e fisiologico a seconda delle zone corporee, ed al sesso (mediamente, nella donna è pari a 5.5, mentre per l’uomo è circa 5) (9).

Detersione frequente con prodotti aggressivi o non adatti alla propria tipologia di pelle, sudorazione, alimentazione, squilibri o influenze ormonali, condizioni climatiche ed ambientali sfavorevoli, viaggi, o patologie concomitanti, sono considerati fattori determinanti nel causare uno scompenso del pH cutaneo. Tra le conseguenze, possono verificarsi disidratazione, alterazioni della secrezione sebacea e del microbiota cutaneo, iperreattività, desquamazioni, dermatosi, invecchiamento precoce, ma soprattutto, un’alterazione del film idroacidolipidico, anche noto come film idrolipidico (9).

Da un punto di vista chimico-fisico, esso appare come una pellicola trasparente caratterizzata da una componente idrofila (Natural Moisturizing Factor, NMF) ed una frazione lipofila costituita da sebo (pari circa al 95%) e lipidi, mentre da un punto di vista funzionale, comportandosi come una barriera semipermeabile, si oppone all’eccessiva evaporazione dell’acqua per via transepidermica (1). La quantità di NMF diminuisce con l’invecchiamento, ed in seguito ad un’eccessiva esposizione solare, oltre che all’utilizzo di detergenti o prodotti esfolianti troppo aggressivi (1). È necessario, infatti, concedere alla pelle un certo intervallo di tempo, il cosiddetto “tempo di reazione”, nel corso del quale abbia la possibilità di ricostruire il suo film idrolipidico.

Grazie alla conoscenza dell’anatomia, fisiologia, e biochimica cutanea, la tecnologia cosmetologica è in grado di formulare cosmetici innovativi e mirati (9).

Anche la legislazione offre ai cosmetologi un valido supporto per quanto concerne le concentrazioni di utilizzo permesse per ciascuna tipologia di acido considerata, in relazione al prodotto che si intende formulare.

Generalmente, i prodotti a base di AHA o BHA sono arricchiti con ingredienti funzionali idratanti ed emollienti, proprio per favorire la ricostruzione del film idrolipidico che viene eliminato con l’esfoliazione.

La frequenza d’uso può variare in relazione ad età e tipologia di pelle, nonché alla concentrazione e tipologia di acido organico impiegato in formula, da 1-2 volte a settimana, a 2-3 volte al mese (1).

QUANDO RICORRERE AD UN TRATTAMENTO ESFOLIANTE?

Poiché alcuni di questi ingredienti possono risultare molto aggressivi e, se non usati correttamente, provocare lesioni anche serie, è bene avere accortezze particolari in fase di applicazione, in relazione alla zona che sarà interessata dal trattamento, alla tipologia di prodotto, ed alla sua frequenza di impiego, nonché alla tipologia di acido contenuto in formula, ed alla sua concentrazione.

Per queste ragioni, vale sempre la regola che, in fase di acquisto di un prodotto esfoliante, si raccomanda di leggere attentamente l’INCI e le modalità d’uso riportate in etichetta.

Ecco, quindi, qualche consiglio da seguire per utilizzarli correttamente, ed evitare reazioni collaterali e manifestazioni cutanee indesiderate.

  • Come vanno usati gli acidi esfolianti: è preferibile applicarli la sera, lasciandoli agire durante il riposo notturno, e non prima dell’esposizione alle radiazioni UV (1). Per questo, il giorno successivo, è bene applicare una crema idratante con filtro solare che garantisca una protezione elevata, almeno a partire da SPF 30, in su. La pelle trattata con gli acidi è infatti più soggetta ad irritazioni e sensibilizzazioni che richiedono una maggiore idratazione e protezione dal sole.
  • Come non vanno usati gli acidi esfolianti: gli acidi esfolianti non vanno mai applicati su pelle ferita, abrasa, irritata o ustionata.
    Meglio evitarne l’utilizzo di giorno e nel corso della stagione estiva, a meno che non sia esplicitamente indicato in etichetta; ciò significa che il cosmetico in questione non provoca rischi di fotosensibilizzazione. Si sconsiglia, inoltre, di far seguire all’applicazione di una crema da notte con AHA, una lozione con BHA, e viceversa, così come addizionare o mescolare diversi acidi esfolianti all’interno dello stesso prodotto.

Un suggerimento in questo caso? Terminare prima il trattamento con il prodotto scelto e già in uso, attendere circa un mese, osservare le condizioni della pelle, ed eventualmente iniziare un nuovo trattamento con una formulazione diversa.

Curiosi di conoscere l’identità di ciascun idrossiacido? Quali sono le differenze e le indicazioni d’uso? Lo scopriremo insieme nel secondo appuntamento con la skincare routine ad effetto glow, nella prossima edizione di BEAUTY HORIZONS.

CONSIGLI PER UN CORRETTO UTILIZZO

Riferimenti bibliografici

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