NANOCOSMETICI ALLA LUCE

DEL SOLE... O QUASI

Nanosomi, niosomi, nanosfere, nanocapsule, nanoemulsioni…ormai si moltiplicano i nanomateriali di comune utilizzo nei prodotti cosmetici: la nanocosmetica sta vivendo un periodo di grande popolarità e consenso, sia tra i produttori che tra i consumatori. Le ragioni sono molteplici: l’utilizzo di ingredienti funzionali di dimensioni estremamente ridotte (per essere definite nano, le particelle devono essere comprese tra 1 e 100 nm) – o di carriers per i medesimi - ne facilita la dispersione all’interno del formulato e permette dunque l’ottenimento di prodotti più omogenei e con una texture piacevole al tatto; d’altro canto, minori sono le dimensioni degli ingredienti attivi, maggiore è, almeno in linea teorica, la possibilità di penetrazione attraverso lo strato corneo e dunque l’efficacia dell’azione cosmetica. 


Le possibili applicazioni dei nanocosmetici sono innumerevoli. Per citarne alcune: 

  • l’utilizzo di nanotecnologie nei prodotti antiage può garantire il raggiungimento del derma da parte di sostanze attive quali collagene, elastina, acido ialuronico, vitamine, antiossidanti che potrebbero ivi esplicare al massimo la propria azione 

  • il colore in forma di nanopolvere risulterebbe più omogeneo e uniforme nei prodotti per il make up (rossetti, ombretti, smalti – per citare alcuni esempi) 

  • l’utilizzo di nanoparticelle di minerali nei deodoranti può migliorare l’efficacia antiodore e le proprietà antibatteriche del preparato 

  • l’utilizzo di filtri fisici come biossido di titanio e ossido di zinco in forma nano nei prodotti solari consente di evitare l’effetto “bianco” sulla pelle, tipico dei vecchi prodotti e poco gradevole alla vista, garantendo allo stesso tempo protezione dai raggi UV e compliance da parte dell’utilizzatore. 

  • le sostanze fotosensibili o chimicamente instabili possono risultare maggiormente protette e il prodotto conservabile più a lungo 

Le medesime potenzialità delle nanoparticelle, tuttavia, possono costituire allo stesso tempo aspetti critici e persino potenzialmente pericolosi. Ne citiamo alcuni: 

  • La maggior persistenza a livello cutaneo – o l’interazione con gli strati più profondi della cute (derma) - può dare luogo a fenomeni di ipersensibilizzazione, causando dermatiti o reazioni allergiche 

  • La penetrazione transdermica può far sì che le nanoparticelle, attraverso le terminazioni capillari, raggiungano il torrente circolatorio e si depositino in organi e tessuti, da cui non possono essere smaltite, causando infiammazione e tossicità 

  • Le nanoparticelle presenti in prodotti spray, come i profumi, possono essere inalate e accumularsi nei polmoni, quelle presenti nei prodotti per il make up (rossetti) possono essere accidentalmente ingerite, depositandosi negli organi dell’apparato digerente: in entrambi i casi l’accumulo causerebbe eventi avversi 

  • La maggior penetrazione cutanea può tradursi in maggior penetrazione anche di metalli pesanti eventualmente presenti nel prodotto, con aumentato rischio di tossicità [1,13,14,15].

Purtroppo ad oggi la conoscenza sugli effetti a lungo termine dell’eventuale accumulo di nanoparticelle in organi e tessuti non è ancora sufficientemente approfondita da poter permettere indicazioni chiare in termini di sicurezza d’uso.  



    LE NANOTECNOLOGIE IN COSMETICA: UNO SGUARDO ALLA SITUAZIONE ATTUALE 

    In Europa la normativa di riferimento per i prodotti cosmetici presenti sul mercato è rappresentata dal Regolamento 1223/2009, entrato in vigore nel 2013 [2]: tale regolamento definisce il concetto di cosmetico e le figure responsabili della sua fornitura e commercializzazione e stabilisce gli standard di sicurezza, allo scopo di tutelare la salute dei consumatori. 

    In base a quanto riportato nell’Articolo 2, si definisce nanomateriale “ogni materiale insolubile o biopersistente e fabbricato intenzionalmente avente una o più dimensioni esterne, o una struttura interna, di misura da 1 a 100 nm”. L’Articolo 16 dello stesso Regolamento del stabilisce inoltre:

    • l’obbligo per i produttori di dichiarare in etichetta, nella lista degli ingredienti, la presenza di nanomateriali, facendo seguire al nome della sostanza in questione la dicitura “nano”,

    • l’obbligo da parte di fabbricanti e distributori di informare la Commissione Europea, con almeno 6 mesi di anticipo, riguardo la commercializzazione di un prodotto contenente nanomateriali, in modo che la Commissione – organo esecutivo del Parlamento europeo - possa esaminare la documentazione e, nel caso, chiedere approfondimenti,

    • l’obbligo del fabbricante di fornire, in merito ai nanomateriali presenti nel formulato:
      - denominazione, dimensione delle particelle e proprietà chimico-fisiche  
      - una stima della quantità di nanomateriale che si prevede immettere sul mercato (su base annua) 
      - il profilo tossicologico  
      - i dati sulla sicurezza  
      - le condizioni di esposizione ragionevolmente prevedibili.

    L’articolo 16 non si applica ai coloranti, ai conservanti e ai filtri solari, disciplinati dall’Articolo 14 dello stesso Regolamento (ed elencati negli allegati IV, V e VI), poiché tali nanomateriali sono già soggetti a specifici requisiti di autorizzazione prima dell’immissione sul mercato.  


    Ai sensi dell'Articolo 16, inoltre, la Commissione è tenuta a trasmettere al Parlamento Europeo e al Consiglio una relazione di verifica annuale sull'utilizzazione di nanomateriali nei prodotti cosmetici e a riesaminare le disposizioni del regolamento relative ai nanomateriali – proponendo eventualmente delle modifiche. 

    Nella Relazione pubblicata a luglio 2021 [3], compare il riferimento a una definizione più ampia rispetto a quella originaria: si definisce nanomateriale “un materiale naturale, derivato o fabbricato contenente particelle allo stato libero, aggregato o agglomerato, e in cui, per almeno il 50 % delle particelle nella distribuzione dimensionale numerica, una o più dimensioni esterne siano comprese fra 1 nm e 100 nm". 


    Nelle Conclusioni, la Commissione evidenzia inoltre alcune carenze nella valutazione scientifica della sicurezza dei nanomateriali, che andrebbe dunque potenziata, “in particolare considerando che l'esperienza ha dimostrato che nella maggior parte dei casi le valutazioni completate dal comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori (CSSC) non sono state conclusive a causa della mancanza di dati”.  

    LA NORMATIVA SUI NANOCOSMETICI 

    SONJA BELLOMI

    Fondazione ITS Biotecnologie e Nuove Scienze della Vita Piemonte | Italia

    Bio...

    Prodotti per il make up e creme per il viso o per il corpo presenti in commercio possono contenere nanoparticelle, ma la classe di cosmetici che ad oggi ne fa maggior uso è rappresentata dai prodotti solari, ove da anni ormai si utilizzano biossido di titanio (TiO2) e ossido di zinco (ZnO), in forma nano, come filtri UV di tipo fisico. 

    Gli ossidi titanio e di zinco – lo ricordiamo - sono presenti nell'allegato VI dal Regolamento 1223/2009 come filtri UV autorizzati sotto forma di nanomateriali. 


    Se da un lato i filtri fisici sono considerati in generali più sicuri – sia per l’uomo che per l’ambiente – rispetto ad alcuni filtri chimici (es. octinoxato, ossibenzone, octocrylene), non è ancora chiaro se e in quale concentrazione i primi, quando presenti in forma nano, possano attraversare la cute, accumulandosi nel derma, o raggiungano invece la circolazione sistemica, depositandosi in organi e tessuti. 


    Accanto a studi che sembrano scagionarne la pericolosità [4,5], ce ne sono altri che evidenziano un aumento dei markers dell’infiammazione [6], un aumentato rischio di danno ossidativo e, in definitiva, una possibile tossicità sistemica. 

    Studi effettuati in passato hanno già evidenziato la possibilità di penetrazione transcutanea delle nanoparticelle di TiO2 e ZnO [7,8]: si tratta in molti casi di esperimenti in vitro oppure effettuati su animali - quindi non immediatamente trasferibili sull’uomo – ma la preoccupazione e la necessità di studi approfonditi in materia è stata sottolineata ripetutamente nel corso degli anni. 


    Recentemente, in un articolo pubblicato nel 2020 [9], alcuni ricercatori coreani hanno valutato la concentrazione di 8-idrossi-2’-deossiguanosina (8-OHdG), un marcatore biologico di stress ossidativo presente nelle urine, in addetti vendita del settore cosmetico, esposti quotidianamente a 20 prodotti solari contenenti nanoparticelle di TiO2 e ZnO.  

    Al termine dei 4 mesi di studio, il valore del marker risultava significativamente maggiore rispetto agli addetti vendita del settore abbigliamento, considerati come gruppo di controllo, a suggerire come l’esposizione cronica alle nanoparticelle possa effettivamente influire sui livelli di stress ossidativo dei soggetti coinvolti. 


    NANOPARTICELLE NEI PRODOTTI SOLARI: FACCIAMO IL PUNTO 

    Senza la pretesa di voler discutere in modo approfondito un argomento che, da solo, richiederebbe ben più di un articolo dedicato, preme sottolineare che le preoccupazioni sui nanometalli nei cosmetici non riguardano solo la salute umana ma anche quella dell’ambiente. Numerose evidenze sperimentali sottolineano l’impatto dei prodotti solari, in particolare, sull’ecosistema marino: come già riportato in un precedente articolo di Beauty Horizons [10], non solo i prodotti organici contenuti nelle creme solari (oxibenzone e parabeni) possono compromettere l’equilibrio di tale ambiente, ma anche le nanoparticelle di ZnO e TiO2. Lo ZnO in particolare, oltre ad avere impatto negativo su organismi marini quali alghe e crostacei [11], può indurre sbiancamento dei coralli, alterazione delle loro alghe simbionti e aumento della proliferazione microbica circostante, con possibili ripercussioni a lungo termine sull’intero ecosistema [12].

    NANOCOSMETICI: L’IMPATTO SULL’AMBIENTE 

    Sebbene in uso ormai da decenni – e non solo nel settore cosmetico – i nanomateriali risultano ancora poco caratterizzati dal punto di vista della sicurezza e della potenziale tossicità per l’uomo e per l’ambiente. Anche qualora il materiale originale, nella sua forma “macro”, risulti ben caratterizzato e classificato come non pericoloso, le forze in gioco a livello nanometrico risultano completamente diverse, a partire dalle interazioni fra le singole particelle e dai fenomeni interfacciali. 


    La questione sulla possibile penetrazione transcutanea resta controversa, anche se le preoccupazioni, ad oggi, sembrano riferirsi più all’esposizione cronica che all’utilizzo sporadico di prodotti contenenti nanomateriali. Inoltre, il rischio di accumulo sistemico sembra derivare più dall’inalazione di nanoparticelle (presenti per esempio nei prodotti spray) che all’applicazione topica. 


    Dal punto di vista legislativo, come evidenziato dall’ultima relazione  della Commissione al Parlamento Europeo, vi sono ancora lacune da colmare in termini di raccolta dati per la caratterizzazione dei nanomateriali e per la definizione della loro sicurezza d’uso [2]. 


    Per quanto concerne i prodotti solari, infine, resta importante sottolineare che, a fronte delle pur giuste preoccupazioni e della richiesta di approfondimenti in tema di possibili effetti collaterali, il loro impiego resta comunque fortemente raccomandato: quale che sia l’eventuale rischio, ad oggi è considerato sensibilmente inferiore rispetto ai benefici in termini di protezione dai raggi UV e di prevenzione dai tumori della pelle.  

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